RAVANUSA. “Quindici immigrati per ora a Lampedusa vengano da noi ospiti”. E’ la sintesi di una lettera aperta, firmata dal “Gruppo Giovani” della Chiesa Madre “San Giacomo”, inviata al vescovo della diocesi di Agrigento mons. Francesco Montenegro, ai lampedusani, a tutto il popola agrigentino e a chi ha il “coraggio” di aiutare. “Siamo un gruppo di giovani – dicono i ragazzi, sollecitati dal parroco arciprete don Nenè Casola -, che vivono insieme un percorso di fede all’interno della parrocchia ‘San Giacomo’ di Ravanusa. La scelta di scrivere questa lettera è maturata durante uno dei nostri incontri settimanali, durante il quale insieme al nostro Parroco ci siamo interrogati sulla gravità della situazione in cui versano i cittadini di Lampedusa e gli ormai numerosi migranti nord africani che continuano ad arrivare sull’isola. La lettera aperta è destinata alle “persone di Lampedusa, a Don Franco, nostro Vescovo, alla gente agrigentina, e a….chi ha il coraggio di non voltarsi dall’altra parte”. La lettera aperta si apre così: “Siamo alcuni giovani della parrocchia San Giacomo di Ravanusa. Leggiamo il Vangelo e vogliamo viverne. Che dite, ci mettiamo insieme? Lampedusa ormai è un segno, una parabola che dice e interpella. Ci è vicina e ci riguarda” . “I giornali e i mass media ci dicono e trasmettono e discutono…e poi? – aggiungono i giovani -. A volte dobbiamo chiederci: la legge dello Stato o quella della coscienza che tiene lo sguardo fisso sul Vangelo? La nostra Chiesa, la nostra gente cristiana come si pone? Abbiamo pregato e abbiamo provato a riflettere da persone che vedono persone in chi arriva. Che fare? Proposta: perchè non chiedere ad ogni comune e alle sue parrocchie di ospitare 10-15 immigrati? Sappiamo dei “niet” per i tanti motivi legali, sanitari, occupazionali, di ordine pubblico e così via. Ma possiamo adagiarci su ragionevoli motivazioni che alla fine, ci sembra, mettono il Vangelo, bello semplice ed esigente, da parte? Possiamo essere un segno di un modo diverso di incontrarsi, di fare leggi,di darsi una mano? Quando una ‘sfida’ (educativa?) la si vuole evitare si cercano buoni motivi, quando la si accetta si aprono strade”. I ragazzi sanno che questo tipo di ospitabilità non è possibile, ma la provocazione si.

Giovanni Blanda