Gli italiani sono tele-narcotizzati dal reality show, dai quiz a premi e dalle soap opera.. adorano la politica salottiera di porta a porta… così fra scandali vari, gossip, e pseudo riforme il governo cerca di far passare inosservata la mobilitazione popolare sui referendum.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama ha dichiarato nel suo discorso di lunedì sera alla National Defense University: “l’America aveva un imperativo morale e un interesse strategico per intervenire in Libia ed impedire un massacro di civili. Una guerra etica perché stare a guardare sarebbe un tradimento di ciò che siamo”.


Ora il punto è che gli americani, è cosa risaputa, sentono il sacrosanto dovere morale di esportare democrazia e libertà ovunque nel mondo ci siano popoli oppressi da dittatori e regimi dispotici.

Gli ideali, almeno quelli che i vari presidenti a turno raccontano alla nazione nei loro video messaggi per giustificare questa o quell’altra guerra sono certamente lodevoli, nessuno mette in dubbio il fatto che la libertà e la democrazia devono essere difese a tutti i costi e contro chiunque nel mondo opprime il prossimo usando la forza.

Quello che i nostri super-eroi a stelle e strisce non spiegano mai ai loro elettori è come mai questo impellente bisogno di intervenire nei vari “teatri di guerra” si verifica puntualmente nei paesi ricchi di materie prime da cui lo “Zio Sam” dipende ogni giorno di più affinchè la sua gigantesca industria possa continuare a vivere.

Non vi sembra strano che questi moderni “cowboy” non vadano a punire i “cattivi” anche nelle zone più povere del pianeta?

Forse perché la guerra civile che miete migliaia di vittime negli stati poveri del centro Africa è meno “strategica” della rivolta popolare in Libia? O forse perché non ci sono materie prime da saccheggiare in nome della libertà e della democrazia? La guerra civile è guerra civile dappertutto, i bambini che muoiono in Botswana non sono diversi dagli uomini e dalle donne che combattono in Libia.

In questo momento ci sono decine di focolai di guerra nel continente africano oltre alla Libia, ma dei marines americani nessuna traccia.

Notizie dall’altra sponda dell’Atlantico: i nostri cugini d’oltralpe con un malcelato rigurgito di orgoglio nazionalistico sposano la linea interventista.

Anche Sarkozy è un esportatore di libertà e democrazia.

Tra un po’ di tempo vedrete scopriremo che “sarkò” come lo chiamano affettuosamente i giornalisti è solo un nostalgico dell’Ancien Règime e di nascosto, a telecamere spente, si traveste da Napoleone e gioca con i soldatini di piombo.

I leader del G20 fanno a gara per mostrare i muscoli ma nessuno si sfrorza di mostrare un po’ di buonsenso.

A dire il vero non è che ne sia rimasto chissà quanto in giro di buonsenso, neanche dalle nostre parti visto che il governo continua a nascondere la drammatica realtà che ci sta portando verso le guerre del prossimo secolo: oggi lottiamo per l’”oro nero”, domani lotteremo per l’”oro blu”.

Le nostre risorse idriche si stanno drammaticamente riducendo e sono gestite in maniera sconsiderata e poco efficiente.

I “media” non danno risalto alla straordinaria mobilitazione civile sui referendum di giugno anzi tendono in qualche modo ad insabbiare la cosa nel tentativo di mantenere lo “status quo”, ma le risorse idriche appartengono a tutti e come recita lo slogan della manifestazione organizzata a Roma pochi giorni fa a sostegno dei referendum

“ L’ACQUA NON SI VENDE!”

A sostenere questa grande battaglia sull’acqua si stanno muovendo gruppi di persone, liberi cittadini, associazioni, volontariato e società civile che in pochi mesi hanno raggiunto un risultato unico nella storia referendaria italiana: un milione e quattrocentomila firme a sostegno del referendum.

Gli argomenti a sostegno della lotta per la gestione pubblica dell’acqua non mancano, Antonio Cianciullo su “La Repubblica” di sabato 26 marzo scrive: “Parigi ha reso di nuovo pubblica l’acqua dopo 25 anni di dominio delle due maggiori multinazionali del settore e a Berlino la privatizzazione è stata respinta dal 98% dei votanti. In Italia invece negli ultimi 10 anni di privatizzazione crescente le tariffe sono aumentate del 58% e gli investimenti si sono ridotti ad un terzo”.

Se non verranno prese misure adeguate si stima che l’area del Maghreb andrà verso una crisi idrica che nel 2050 interesserà il 90% della popolazione di quell’area.

Se vogliamo dimostrare una volta tanto di avere un po’ di buonsenso il referendum di giugno è senz’altro un’ottima occasione.

Non dite poi che nessuno ve lo ha detto.

Vincenzo Sciabica