Anche Sal Marchese, artista che da anni porta il nome della sua città in Italia e nel mondo, “parla”al futuro sindaco di Canicattì . Vivo da 10 anni a Milano – dice Marchese – e in questi lunghi anni ogni volta che sono ritornato in paese l’ho visto peggiorare. I giovani sono vuoti e depressi perché è chiaro che non possono trascorrere il loro tempo frequentando solo i soliti pub del paese ma hanno bisogno di luoghi sani e genuini dove potere confrontarsi e crescere sotto tutti gli aspetti. Luoghi dove possono stare insieme, dove possono parlare di musica, letteratura, arte, ma anche di economia, politica e di tutto quello che in una città “civile” si dovrebbe fare. L’arci locale e l’oratorio salesiano che sono dei luoghi sani e che frequento personalmente da anni, non bastano. E’ necessario affidare il teatro sociale a gente competente e di buona volontà, non all’amico o al parente ma a persone che possano trasformare il nostro prezioso teatro, in un luogho di cultura e di incontro tra le persone. Molte famiglie, decine, da quello di cui sono a conoscenza, sono sostenute dalle parrocchie locali perché non riescono ad “apparecchiare la tavola”.  Caro sindaco, anche se si è soliti dire: “il potere logora chi non ce l’ha” io sono di un’altra opinione. Considerato lo stato di abbandono e di degrado in cui versa la nostra città, se io fossi sindaco,  non ci dormirei la notte. Non vorrei essere al suo posto, anche se ha il mio appoggio morale e di cittadino, perché se lei possiede una coscienza ed una dignità  di uomo ( o donna) uno volta eletto, avrà tanto da lavorare per il bene di questa città, città che appartiene anche a lei. Questa è la città dove siamo nati e cresciuti, città dove cresceranno i nostri figli e dobbiamo impegnarci tutti  insieme di potere lasciare a chi verrà dopo di noi, il meglio di noi stessi, il meglio,  di quello che siamo stati.