Sono in stato di agitazione gli operai dei cantieri-lavoro di Ravanusa per il mancato pagamento delle indennità dall’inizio dei lavori ad oggi. La protesta va avanti da settimane, ma nelle ultime ore sta assumendo connotati da – dicono – “emergenza sociale”. Un cantiere è stato sospeso. Tra gli operai del cantiere sospeso, Lillo Avenia dichiara: “Non è possibile rimanere in sospeso senza sapere perché e fino a quando. Così si nega il diritto a programmare la propria vita”. Antonio Gattuso afferma: “Dopo due mesi di lavoro non ci pagano. Mi chiedo se non sia un insulto alla nostra dignità?”. Salvatore Lentini si chiede: “Dall’oggi al domani siamo stati “sospesi” come persone. È giusto?”. Il loro legale Lillo Massimiliano Musso: “Dall’inizio dei lavori, i cantieristi non hanno percepito alcuna indennità e molti di loro si trovano nelle condizioni di non potere fare fronte a ordinarie spese di mantenimento, poiché le attività di cantiere, in quasi due mesi, hanno assorbito le rispettive capacità lavorative, altrimenti espresse in occasionali e modeste occupazioni, che avrebbero comunque consentito di percepire minime somme necessarie. L’arbitraria sospensione sine die del cantiere “Il Canale”, in particolare, lede il diritto fondamentale all’autodeterminazione della persona. ”. Il mancato pagamento mette a dura prova le già instabili finanze dei disoccupati, che nel cantiere avrebbero dovuto trovare una boccata d’ossigeno ed invece si ritrovano asfissiati. Sono un centinaio gli operai impegnati nei cinque cantieri avviati il 28 marzo scorso a Ravanusa. Gli operai del cantiere “Il Canale”, sospeso, ricorrono per fare valere in via d’urgenza i propri diritti dinanzi al Giudice del Lavoro. Per il 16 giugno l’udienza di comparizione, ove verrà ribadita la richiesta di riapertura immediata del cantiere e il pagamento delle indennità. Già il 17 maggio una delegazione di cantieristi aveva inoltrato la richiesta di pagamento, minacciando forme di protesta.

Giovanni Blanda