Gli amici di Calogero Giardina, non riescono a darsi pace per la tragica notizia appresa qualche ora fa. Giardina era in coma dallo scorso 17 luglio. L’aggressione era avvenuta in viale della Vittoria, nel centro di Canicattì, , al culmine di una lite, scoppiata per una ragazza contesa. Il suo migliore amico, Alessandro Lo Presti (nella foto insieme a Calogero) si era recato in pellegrinaggio nella Madonna di Fatima per pregare affinchè il suo amico uscisse presto dal coma.
Adesso che Calogero non c’è più, i familiari non potranno mai più consolarsi per una vicenda assurda, una vita spezzata nel fiore degli anni per un motivo futile .
Si aggrava anche la posizione dell’aggressore che è rinchiuso in una cella del carcere minorile Malaspina di Palermo. L’accusa adesso non è più di tentato omicidio ma di omicidio . Il ragazzo rischia fino a 15 anni di carcere. Il suo legale di fiducia, l’avvocato Diego Giarratana, ha diffuso una lettera aperta nella quale il giovane aggressore chiede perdono ai genitori di Calogero Giardina.
La lettera era stata scritta qualche ora prima che la vittima spirasse. Questo il testo della lettera.
“Dopo avere avuto il tempo e le condizioni per potere riflettere e pensare su quanto accaduto quella maledetta notte del 16 luglio ho capito quanto male ho commesso. Sono consapevole di non avere il diritto di chiedere nulla a quanti stanno soffrendo in questo momento per le disperate condizioni di Calogero, ma sento la necessità, nonostante ciò, di chiedere perdono per quello che è successo. Forse nessuno potrà credermi, ma non avevo intenzione di provocare tanto dolore e non potevo capire le conseguenza che le mie azioni potevano avere. Non faccio che desiderare di potere tornare indietro nel tempo a quel maledetto sabato sera e desiderare di restarmene a casa così da impedire quello che è successo. Anche se non ne ho il diritto, prego ogni giorno affinché le condizioni di Calogero migliorino e possa ritornare presto a casa ad abbracciare i suoi cari, in modo da diminuire il mio senso di colpa. Forse nessuna di queste mie parole sarà ascoltata e forse nessuno crederà al mio pentimento, ma sento la necessità di esprimere tutto il mio dispiacere”.
Il giovane, dallo scorso 17 luglio, si trovava ricoverato nel reparto rianimazione in stato di coma. Fin da subito i medici avevano dichiarato le sue condizioni disperate anche se, nei giorni scorsi, sembrava esserci stato un leggero miglioramento. I genitori non avevano perso la speranza nemmeno per un momento, tanto che avevano deciso di inviare i risultati della Tac ad un neurochirurgo di fama internazionale. I danni cerebrali purtroppo erano apparsi fin da subito irreversibili così come aveva dichiarato il responsabile della rianimazione dell’ospedale di Sciacca Dr Alfonso Pacifico.
I familiari del ragazzo, avevano chiesto ed ottenuto gli esiti delle due Tac alle quali il giovane era stato sottoposto dopo il ricovero a Sciacca ed avevano chiesto un consulto urgente ad un neurochirurgo che opera all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta il quale però, non ha dato risposte diverse da quelle che già i medici di Sciacca avevano fornito: “Calogero è inoperabile, non c’è più alcuna speranza che possa continuare a vivere“ un responso che non ha tolto le speranze alla famiglia , che fino all’ultimo ha sperato in un miracolo. Anche gli amici avevano affidato le loro speranze alla fede organizzando un pellegrinaggio nella Madonna di Fatima. Adesso che Calogero non c’è più, i familiari non potranno mai più consolarsi per una vicenda assurda, una vita spezzata nel fiore degli anni.












