“Ancora una volta si tenta di bloccare il processo di radicamento del PD nella nostra provincia”. Così il Segretario Provinciale del Pd di Agrigento Emilio Messana in documento diffuso oggi in replica alla nota dei giorni scorsi “Il Pd che vogliamo” dei movimenti Area Popolare e FiancoaFianco. “Abbiamo celebrato un congresso per lanciare un gruppo dirigente unitario, che realizzasse finalmente la contaminazione delle idee e delle culture che è la forza del Partito Democratico – scrive Messana – . Lo abbiamo celebrato dopo un travaglio durato un anno e alla fine abbiamo proposto ai nostri iscritti una candidatura unica a segretario provinciale, affinché alla direzione ed organizzazione del partito potessero concorrere tutte le aree politiche del Pd e rendere autenticamente ricca e plurale la nostra offerta politica. Per tre mesi, su richiesta delle aree FiancoaFianco e Area Popolare, nell’assenza di ricorsi formali, abbiamo comunque verificato i dati, svolto un’opera di ricognizione sulla situazione di alcuni circoli, redatto un documento unitario a futura memoria della Direzione Provinciale che di lì a poco si sarebbe dovuta insediare. FiancoaFianco e Area Popolare hanno chiesto che si proclamasse soltanto l’elezione del segretario provinciale e che l’elezione degli altri organismi avvenisse subito dopo, e così è stato fatto. I nostri iscritti ancora attendono la convocazione dell’Assemblea provinciale per l’elezione degli organismi e si avanza, sempre da parte delle stesse componenti, la richiesta di dimissioni del segretario provinciale. E ciò avviene dopo aver sapientemente frenato la costruzione del partito e l’insediamento dei suoi organismi statutari. Confondere le esigenze o le prospettive della propria componente – sostiene Messana – e subordinare ad esse gli impegni assunti nei confronti degli iscritti, primo fra tutti quello di completare l’organizzazione provinciale del partito, è un errore fatale e dannoso per tutti. La pratica stucchevole della “tela di Penelope”, per cui si celebra un congresso per poi paralizzarlo, contrasta con le nobili dichiarazioni di principio che sembrano ispirare il documento. I congressi si fanno ogni tre anni per consentire ad un gruppo dirigente di poter sperimentare un progetto e una linea politica. Per quanto mi riguarda, sono e rimango a disposizione del partito ed è mio dovere lavorare, cercando il coinvolgimento di tutti, alla sua costruzione e al suo rafforzamento. La retorica del “Partito che vogliamo”, però, si esaurisce in un attacco personale al segretario e contempla la prospettiva di un Pd senza ruoli provinciali, ridotto a litigioso condominio delle componenti. L’antidoto a questa continua e logorante guerra di posizionamento interno è un partito strutturato ed organizzato che attribuisca e distribuisca i compiti e rinvenga nella capacità di lavoro, di proposta, di innovazione la chiave per selezionare i gruppi dirigenti. In un partito senza organismi prevale la tendenza delle componenti a tutelare i propri gruppi dirigenti, anche a costo di proiettare il partito verso una sicura sconfitta elettorale. E’ quello che è accaduto in occasione delle ultime elezioni amministrative. Ho già chiesto la convocazione dell’Assemblea Provinciale e non asseconderò ulteriori rinvii, come avvenuto in passato per un malinteso senso di mediazione e di unità. L’Assemblea provinciale dovrà eleggere gli organismi, guardando ai territori e non alle esigenze di questa o quella mozione congressuale, e proporrò che si strutturi in gruppi di lavoro, per preparare il programma del partito. Il Segretario Bersani ha chiamato le articolazioni territoriali a discutere del Pd, della sua organizzazione, del suo ruolo nella società italiana. Una parte importante è dedicata proprio alle regole della democrazia interna, alle primarie, all’esigenza di costruire un partito plurale che impari a discutere senza dividersi. E’ già partita la campagna elettorale per le elezioni amministrative della prossima primavera, in autunno dovremo preparare la conferenza programmatica regionale, nel frattempo c’è un mondo che in occasione dei referendum si è mobilitato e chiede di partecipare alla vita pubblica anche nella nostra provincia. E’ dovere di tutti noi preparare al meglio questi appuntamenti, per la società agrigentina, per i nostri iscritti e i nostri elettori. Le mozioni, le associazione di riferimento diano slancio a questo processo, invece di frenarlo”.