L’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro ha scritto, dal carcere di Rebibbia, una lettera a Vittorio Sgarbi, nella quale invita il critico d’arte e sindaco di Salemi a “non mollare”.

Totò Cuffaro è in carcere dal gennaio di quest’anno per scontare una condanna a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. La lettera è giunta nell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Salemi a fine maggio, circa 10 giorni dopo l’operazione “Salus Iniqua” in cui è indagato l’ex deputato regionale Pino Giammarinaro che, secondo alcune ipotesi investigative, avrebbe tentato di condizionare l’attività amministrativa del Comune di Salemi.


Questo il testo della missiva scritta da Cuffaro e resa pubblica oggi dall’Ufficio per la comunicazione della Città di Salemi.

“Illustrissimo Dottor Sgarbi, sono Totò Cuffaro, scusa se sono ufficiale e non ti scrivo caro amico, non vorrei che ciò ti procurasse qualche guaio, ormai per la legge, per lo Stato, purtroppo anche per la giustizia, io sono uno che ha favorito la mafia. So che ti viene difficile crederlo, per fortuna in tanti non ci credono, sicuramente la stragrande maggioranza dei siciliani onesti, ma purtroppo non serve essere nel giusto se i giudici dicono diversamente. Io ho scelto non solo di osservare il mio dovere, ma soprattutto di garantire il mio diritto, cioè il rispetto per le Istituzioni tutte. E la magistratura è una istituzione”.

“Il rispetto per le istituzioni si misura con i fatti non a parole, ed è più vero e reale quando nonostante esse ti mettano alla prova, come hanno fatto con me, tu riconfermi rispetto e fiducia perchè voli di più. Caro Vittorio, ho visto e molto apprezzato il tuo programma. Qui dentro al carcere lo abbiamo visto in moltissimi e siamo dispiaciuti che lo abbiano bloccato, ma non ti dico cosa penso, sei troppo intelligente per non immaginarlo. Non mollare Vittorio, questo Paese, mi riferisco all’Italia, ha ancora molto bisogno di voci libere che sappiano anche pensare”.

“Per quel che mi riguarda sto scontando la mia pesantissima pena, senza mortificazione con grande forza morale, tenendo alta la testa e forte il cuore. So nel mio cuore e nella mia coscienza di non aver mai favorito ne la mafia ne i mafiosi. C’è stato un tempo per me per la gloria e per il prestigio, che ho voluto vivere come servizio per gli altri, con grande umiltà”.

“Adesso c’è un tempo per l’umiliazione, che voglio vivere con dignità e coraggio, continuando anche qui in carcere ad aiutare tanti che hanno bisogno di umanità e speranza. Ciao Vittorio, forza, c’è tanta gente come me che ti stima e ti vuole bene. Ti ricorderò nelle mie preghiere alla Madonna, insieme a mia moglie ed ai miei figli”.