E’ allarmante la relazione della Direzione investigativa antimafia, circa le infiltrazioni mafiose in provincia di Agrigento. Il quadro emerge, prendendo in esame il secondo semestre del 2010. Cosa nostra nel territorio agrigentino condiziona lo sviluppo della provincia, soprattutto nel campo dell’imprenditoria e delle opere pubbliche. Il territorio provinciale rimane ancora oggi suddiviso in zone di competenza delle singole famiglie mafiose locali. I mandamenti risultano essere quelli di Porto Empedocle, Casteltermini, della Quisquina, Ravanusa, Sambuca di Sicilia e Ribera. Le cosche tentano di gestire illegalmente gli appalti delle imprese estranee all’organizzazione, già prima dell’inizio dei lavori. L’imprenditore, che si aggiudica l’appalto è chiamato a mettersi in regola con il responsabile di Cosa nostra nel territorio, dove deve svolgere i lavori. L’autorizzazione viene solitamente accompagnata dalla imposizione di forniture di materiali o dell’intervento di ditte, il più delle volte nella disponibilità di organizzazioni mafiose, che di fatto compiono l’opera in regime di sub-appalto. La cattura dei latitanti, le decine di affiliati e capi famiglie arrestati e cosche decapitate, anche se più debole, ancora oggi la mafia sta rialzando la testa. E per l’evoluzione dei futuri equilibri mafiosi nell’agrigentino, è necessario tenere in considerazione anche le prossime scarcerazioni di figure di spessore, che potrebbero cercare di ricostituire vecchi sodalizi e alleanze, con lo spettro terribile di una nuova guerra di mafia. Sullo sfondo le grandi opere pubbliche con grandi flussi di denaro.