Telefono muto in molte contrade canicattinesi. Dopo Giummello e Pidocchio, l’ultima zona ad essere stata presa di mira dai ladri di cavi telefonici è stata contrada “Spagnolo-Torretta”, lungo la statale 123 tra Canicattì, Naro e Campobello di Licata. Il fenomeno è inarrestabile per il valore del rame sottratto dalla linea Telecom e immesso nel mercato nero. Il cosiddetto “oro rosso”, che costa circa 8 euro al chilo, in soli tre anni sui mercati internazionali ha aumentato il suo valore di oltre il 500%.

A lanciare un appello al sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo è il poeta Domenico Turco, residente in contrada Cannarozzo, la zona più colpita se si considera che negli ultimi mesi, la linea telefonica è stata razziata ben 6 volte. Turco, con il fratello Calogero, vivono sulla sedia a rotelle, e per entrambi sia il telefono che Internet sono degli strumenti indispensabili per poter socializzare e portare avanti iniziative culturali e sociali senza scopo di lucro. Calogero e Domenico sono gli autori di due siti Internet, mondo3.it e canicattimia.it, che sono al momento inattivi perché i continui furti di cavi impediscono il collegamento a Internet. La Telecom non opera in maniera rapida come dovrebbe per sistemare i danni provocati dai ladri.


“Non ne possiamo più di questa situazione grottesca, che ci fa stare male, dal momento che non ci è possibile fare le cose di sempre. – ha dichiarato Domenico Turco -. Ci sentiamo tagliati fuori dal mondo e abbandonati. Ci rivolgiamo al sindaco intimamente persuasi che con la sua autorità potrà fare qualcosa per smuovere le acque e sollecitare chi di dovere, Telecom, Carabinieri e quant’altri, a risolvere il problema del furto dei cavi, che non coinvolge solo la famiglia Turco, ma anche tanti altri canicattinesi che risiedono o lavorano nelle zone colpite”.

“Continuano a pervenirmi segnalazioni, da parte di alcune persone di Naro e non solo, con riferimento ad un grave problema costituito dal furto di rame. ” interviene Mariagrazia Brandara “Certamente non e’ un problema che riguarda solo la nostra provincia ne’ solo la nostra regione, anche se sta provocando dei pesanti disagi e danni agli agricoltori in particolare ma, anche, alla popolazione che risiede nelle campagne.
I reati contro il patrimonio rappresentano la “porta di ingresso principale” -della malavita organizzata e spicciola- nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale. Le notizie di furti di rame, di cui si occupano le cronache, riportano reati e di situazioni di illegalità strisciante che maggiormente devastano e destabilizzano la sana imprenditoria agricola ed agroalimentare.
E’ evidente la presa d’atto di quanto il fenomeno sia di portata nazionale e che, considerate le ripercussioni pesanti sulle attività imprenditoriali, va garantita una maggiore sofisticazione delle attività investigative.
Indispensabile a tal proposito il lavoro sinergico di tutte le forze dell’ordine che già risultati ragguardevoli ha registrato sul fronte della lotta all’agropirateria, business che frutta moltissimo alla criminalità organizzata.
Siamo certi che le Forze dell’Ordine nel nostro territorio eseguono puntigliosi controlli ma, credo, occorra anche una ulteriore capillare attivita’ di prevenzione e in questo senso fondamentale dovrebbe essere la collaborazione dei cittadini, in modo da individuare i ricettatori (chè a qualcuno devono pur vendere il rame!).
Inoltre considerato che, soprattutto quando si e’ in stato di vera emergenza, si fa ricorso agli alimentatori potrebbe anche essere richiesto un aumento di carburante agricolo.” conclude Mariagrazia Brandara “È, infine, assolutamente necessario che l’attività di controllo sia accompagnata da un sistema sanzionatorio più rigido per coloro che si macchiano di reati contro la sicurezza alimentare.”