Le carceri siciliane sono la negazione di ogni umana civiltà, della sensibilità, del recupero e della legge! Nel 1764, Cesare Beccaria pubblica il saggio dal titolo “Dei delitti e delle pene”, un testo che rivoluzionò il concetto di pena da comminare al reo e sancì l’inopportunità, se non l’inutilità della pena di morte e della tortura. L’articolo 27 della Costituzione italiana è chiarissimo: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. In provincia di Agrigento ci sono circa 650 detenuti ristretti nelle carceri di Agrigento e Sciacca. Uomini e donne che vivono in condizioni disumane, operatori di polizia penitenziaria che denunciano da mesi il loro disagio e le pessime condizioni di vita carceraria. I Direttori sono stati lasciati soli senza risorse… il carcere di Agrigento ha urgente bisogno di essere ristrutturato, all’interno delle celle di 8 mq dove in questi giorni a causa del sovraffollamento vivono 3 a volte anche 4 persone non ci sono ancora le docce e l’acqua calda, in alcune celle vi piove dentro… A Sciacca da anni il Direttore denuncia le condizioni di degrado della struttura che era il convento dei carmelitani, da anni si parla della costruzione di una nuova struttura carceraria, ma il Ministero non provvede per il finanziamento. I componenti del Centro Studi Pedagogicamente hanno già proposto al Presidente della Provincia di Agrigento l’istituzione del Garante dei Diritti dei Detenuti, molte Provincie italiane da anni hanno istituito questa fondamentale figura. Il garante o il difensore civico o l’ombudsman è un organo di garanzia che, in ambito penitenziario, ha funzioni di tutela delle persone private o limitate della libertà personale, Istituito per la prima volta in Svezia nel 1809 con il compito principale di sorvegliare l’applicazione delle leggi e dei regolamenti da parte dei giudici e degli ufficiali, nella seconda metà dell’Ottocento si è trasformato in un organo di controllo della pubblica amministrazione e di difesa del cittadino contro ogni abuso. Oggi questa figura, con diverse denominazioni, funzioni e procedure di nomina, è presente in 22 paesi dell’Unione europea e nella Confederazione Elvetica. In Italia non è ancora stata istituita la figura di un garante nazionale per i diritti dei detenuti, ma esistono garanti regionali, provinciali e comunali le funzioni dei quali sono definite dai relativi atti istitutivi. In provincia di Agrigento dovrà dovrà essere istituito con estrema urgenza, il Presidente Eugenio D’Orsi ha già ricevuto il Direttore del Centro Studi, Dott. Antonello Nicosia che ha prospettato il progetto e il lavoro che il garante svolge nell’interesse dei detenuti e nello stesso tempo contribuisce alla risoluzione degli innumerevoli problemi che all’interno di quelle mura spesso purtroppo sfociano in terribili suicidi. I garanti ricevono segnalazioni sul mancato rispetto della normativa penitenziaria, sui diritti dei detenuti eventualmente violati o parzialmente attuati e si rivolgono all’autorità competente per chiedere chiarimenti o spiegazioni, sollecitando gli adempimenti o le azioni necessarie. Il loro operato si differenzia pertanto nettamente, per natura e funzione, da quello degli organi di ispezione amministrativa interna e della stessa magistratura di sorveglianza. I garanti possono effettuare colloqui con i detenuti e possono visitare gli istituti penitenziari senza autorizzazione, secondo quanto disposto dagli artt. 18 e 67 dell’ordinamento penitenziario (novellati dalla legge n. 14/2009). Nei prossimi giorni, Educatori, Psicologi, Mediatori Culturali, Formatori, Psicologi, esperti di Informatica e Nuove Tecnologie e Musicorapeutici, Antropologi, varcheranno i cancelli del Carcere di Agrigento e Sciacca per avviare due corsi, uno di musicoterapia per le donne detenute ad Agrigento e un di informatica per i detenuti ristretti a Sciacca, corsi che possono svolgersi solo grazie ad un contributo della Provincia Regionale di Agrigento.