Potrebbero esserci state anche le ‘botte’ prese in carcere dietro la scelta di Vincenzo Scarantino di raccontare, su istruzione di qualcuno da identificare, una verità ‘falsa’ sulla strage di via D’Amelio ma anche su Bruno Contrada. Che nel carcere di Pianosa, in particolare nella diramazione Agrippa la violenza fisica sui detenuti fosse “la regola” lo ha testimoniato anche l’assassino di Libero Grassi, Marco Favarolo, poi divenuto collaboratore di giustizia e così ‘sfuggito’ “a colpi di cose di gomma, e manganelli”. Il mensile il Sud, in edicola da venerdì 4 novembre, racconta non solo le botte prese da Scarantino e Favarolo ma anche quelle subite Rosario Indelicato, un palermitano finito per 5 anni al 41 bis a Pianosa e poi assolto da ogni accusa al quale un agente, fra le altre cose, “prese i testicoli e me li tirò”. Così come raccontato da Scarantino, Favarolo e Indelicato e riportato nel mensile che sarà in edicola nelle regioni del sud e in 800 edicole di Roma e Milano, nel carcere di Pianosa c’era una situazione di terrore generalizzato che venne scoperta e denunciata dal magistrato di sorveglianza di Livorno e portò alla condanna di due secondini da parte del pretore di Portoferraio. Una sentenza di condanna che, però, non ebbe la doverosa eco mediatica.
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