E’ morto alle 3 della notte scorsa Carmelo Burgio, l’operaio di 39 anni, di Palma di Montechiaro, rimasto gravemente ferito nella serata di ieri, a seguito di un agguato scattato in via Nobel. Quindici colpi di mitraglietta gli sono stati scaricati addosso da due sicari giunti forse a bordo di una moto. La polizia indaga sull’omicidio del palmese Carmelo Burgio, di 39 anni, le cui modalità sono quelle tipiche di un’esecuzione mafiosa. L’uomo, sposato e padre di due figli, era incensurato e gli investigatori stanno scandagliando gli ultimi periodi della sua vita ritenendo, al momento, quello di un regolamento dei conti per uno sgarro il motivo dell’omicidio. Da tempo residente in Germania, dove si era trasferito con la famiglia, era arrivato in città da otto giorni, per effettuare alcuni lavori di manutenzione nell’abitazione di proprietà, chiusa da tempo. Lui l’imbianchino, aveva deciso di svolgere quei lavoretti in questo periodo, così da essere presente in occasione delle festività natalizie, da trascorrere con familiari e parenti. Ieri sera Burgio si trovava in via Nobel. Sacchetti della spesa in mano, stava facendo ritorno nella sua casa. Percorreva la strada, quando è stato avvicinato dai sicari che hanno sparato con una, forse due mitragliette. Una pioggia di proiettili che lo hanno raggiunto in varie parti del corpo. In totale gli investigatori hanno recuperato 15 bossoli, sette di questi hanno colpito il palmese, gli altri si sono conficcati in un’autovettura, Fiat Panda, nella facciata esterna di un edificio e in un palo dell’illuminazione pubblica. Gravemente ferito, Burgio è crollato a terra in una pozza di sangue. E’ stato soccorso da alcuni passanti, che l’hanno trasportato al pronto soccorso dell’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata. Vista la gravità delle ferite, i medici a tarda notte hanno deciso di intervenire chirurgicamente. Nel corso dell’operazione il 38enne è stato colto da un arresto cardio-circolatorio che non gli ha lasciato scampo. I proiettili lo hanno centrato in alcuni organi vitali, quindi non c’è stato nulla da fare. Per tutta la notte e anche per la giornata di domenica, i due dirigenti, Alfonso Iadevaia, capo della Mobile, e Angelo Cavaleri, responsabile del Commissariato di Palma di Montechiaro, coordinati dal sostituto procuratore Luca Sciarretta, hanno indagato, ascoltato amici, familiari e parenti dell’uomo. Indagini rese ancora più difficili dall’assenza di testimonianze utili al momento a fare chiarezza su quanto accaduto e soprattutto a tentare di risalire agli autori dell’omicidio. Sul delitto c’è l’ombra della mafia. Anche se Carmelo Burgio, non aveva appartenenze, parentele o legami di tipo criminale. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori la personalità della vittima, i suoi rapporti con la gente di Palma, tenendo presente che Burgio da tempo viveva in Germania e che solo da pochi giorni si trovava nel suo paese natale. Cosa e perchè hanno scatenato la furia omicida dei sicari? Al momento manca il movente. Diverse, invece, le ipotesi al vaglio, anche quella dello scambio di persona. L’altro dato essenziale per le investigazioni è l’arma usata per il delitto. Negli anni di piombo, con la guerra di mafia tra Cosa nostra e Stidda che provocò decine e decine di morti, la famiglia stiddara di Palma di Montechiaro aveva grande disponibilità di mitragliette. Soprattutto le “Uzi” di fabbricazione israeliana che venivano acquistate illegalmente in Belgio. I bossoli lasciati sul selciato, non di nuovissima fabbricazione, fanno pensare all’utilizzo di vecchie armi e vecchie cartucce. Forse a sparare sarebbero state due armi: una mitraglietta e un Kalashnikov. Un’esecuzione in piena regola: Carmelo Burgio è stato ammazzato come un boss.
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