La chiesa cattolica inizia la missione per la comunità e rivolta in particolare al mondo della sofferenza. Dopo una fase di preparazione attraverso le riflessioni sul “Padre Nostro” i missionari, laici impegnati nelle varie parrocchie locali, sono chiamati a vivere una prima esperienza di annuncio. A tutte le comunità , attraverso i missionari, è chiesto di rimettere al centro il mondo della sofferenza attraverso un’attenzione costante che sia fatta di presenza, di annuncio e di testimonianza. L’obiettivo di questa prima esperienza missionaria non è quello di fare una visita un po’ animata a coloro che vivono nel dolore (anziani, diversamente abili, famiglie colpite da lutto), ma creare una relazione stabile e durature tra chi soffre e la comunità parrocchiale operando tutti gli sforzi necessari per comprendere che l’autentica celebrazione dei sacramenti sfocia nell’incontro con ogni uomo e, in particolare, con chi è fortemente provato, riconosciuto e amato come “Sacramento di Cristo crocifisso”. E’ stato scelto questo periodo caratterizzato dalle “Quarant’ore” per la visita agli ammalati proprie per aiutare a creare un legame solido tra Gesù solennemente esposto sugli altari e i tanti fratelli che soffrono nascosti nelle loro case a lottare tra la solitudine e l’indifferenza. La missione tende a creare una mentalità ecclesiale e comunitaria, in cui la cura di chi soffre non un ‘interesse di pochi ma interesse amorevole di tutti.

Giovanni Blanda