3 aprile: è questa la data in cui la Chiesa secondo il vigente calendario liturgico ricorda San Pancrazio. Che, lo ricordiamo, è l’unico e solo patrono di Canicattì, per quanto la memoria del santo si sia nel tempo molto affievolita, al punto che attualmente la città non lo festeggia più, soppiantato o “sfrattato” in qualche modo dal protettore San Diego. Eppure San Pancrazio Vescovo è stato un grandissimo personaggio, evangelizzatore della Sicilia e creatore delle prime sette diocesi isolane. Originario di Antiochia, nell’odierna Turchia, nell’anno 40 dopo Cristo Pancrazio venne Inviato da San Pietro in Sicilia, a Taormina in veste di primo vescovo della città ionica. Il vescovo riscosse notevole successo nel convertire molti pagani, tra i quali lo stesso prefetto di Taormina. Questo fervente proselitismo cristiano attirò le ire degli adoratori degli antichi dei. Così un pagano di nome Artagato passò ai fatti: invitò San Pancrazio ad un banchetto nella propria casa e provò a fargli baciare un idolo, che secondo quando si tramanda San Pancrazio ruppe a pezzi con il solo segno della croce. Artagato e i suoi amici pagani cercarono evidentemente un pretesto per aggredirlo e ucciderlo con pugni, morsi, a colpi di bastoni, pietre e spade. Il suo corpo venne poi gettato dentro un pozzo, scoperto in seguito dai suoi discepoli, secondo la tradizione tramite un miracoloso segno di luce: Divinae lucis indicio repertum deinde corpus discipuli maximo cum luctu sepelivere”. Il culto di San Pancrazio fu portato a Canicattì dai coloni taorminesi; la festa del santo non era però celebrata il 3 aprile, ma il 9 luglio, data del martirio.
Di Domenico Turco
















