Patrimoni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro sono stati sequestrati e confiscati dalla guardia di finanza di Palermo a boss mafiosi e imprenditori, in esecuzione di provvedimenti emessi dalle sezioni misure di prevenzione dei tribunali di Palermo e di Trapani, sulla base delle investigazioni economico-patrimoniali svolte dai finanzieri del gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata – Gico – del nucleo di polizia tributaria del capoluogo siciliano.

Tra i soggetti colpiti dai provvedimenti, un operatore cinematografico palermitano di 46 anni, Alfonso Neri, coinvolto in precedenza in un’attività di usura smantellata dalla guardia di finanza di Palermo nell’ambito dell’operazione “Bloodsuckers”, colto in flagranza di reato mentre intascava il denaro da una vittima. Allo strozzino sono stati sequestrati sei immobili, moto, auto, oggetti preziosi e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 930 mila euro.


Un altro provvedimento di sequestro ha riguardato Luigi Caravello, un esponente di 59 anni della famiglia mafiosa palermitana della “Noce”, già in passato arrestato per associazione mafiosa ed estorsione, che nel 2008 è stato nuovamente arrestato nell’ambito dell’operazione “Perseo”, unitamente ad altri capimafia che stavano tentando di ricostituire la nuova commissione provinciale di Cosa Nostra. A suo carico sono stati sequestrati terreni e appartamenti situati per un valore di 2 milioni di euro circa.

Un sequestro per un valore di 3,5 milioni di euro circa ha riguardato anche Francesco Romano, un imprenditore di 64 anni di Borgetto (Pa) arrestato nell’ambito dell’operazione “Benny”, per essersi intestato fittiziamente alcuni beni, tra cui un impianto di calcestruzzo.

A Marsala sono stati invece sequestrati terreni e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 1,4 milioni di euro circa, a carico di Antonio Bonafede, un “uomo d’onore” di 77 anni affiliato alla locale famiglia mafiosa, già condannato per associazione mafiosa e coinvolto nella rete dei presunti fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro.

Definitivamente confiscati, infine, appartamenti, auto di lusso, un’imbarcazione e diverse disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, a Francesco Bonura, 70 anni, palermitano, ritenuto il “boss” della famiglia mafiosa di Palermo Uditore, coinvolto nel primo maxiprocesso a “Cosa Nostra” e condannato a 20 anni di carcere.