L’oratore è colui che eccelle nell’orazione”cioè nel discorso essendo eloquens ovvero buon manipolatore dell’eloquenza che deve tendere alla persuasione non già all’informazione soltanto. Eloquenza ed informazione potrebbero apparire come il medesimo modello espositivo ma così non è poiché nel primo caso il termine si riferisce all’arte di saper acconciare la parola all’argomento da trattare mirando agli effetti che si vogliono raggiungere, e ciò è compito del politico; nel secondo caso è invece quanto viene accolto o comunicato in relazione all’utilità e funzionalità pratica o immediata. L’uditorio cui il politico si rivolge è variamente composito: anziani, giovani, adulti colti o ignoranti, donne e così via per cui egli deve essere in grado assolutamente di sapere ciò che è necessario dire ed in quale ordine onde sostenere quanto vuole esplicitare. Un anziano prediligerà finalità lavorative diverse da quelle di un giovane( ammesso che quest’ultimo oggigiorno possa introdursi nel mondo del lavoro con una retribuzione adeguata ai correnti basilari bisogni) per cui molti argomenti risulteranno, seppur contenenti elementi buoni, inconsistenti per l’uno o per l’altro. Quindi il buon espositore deve essere in grado di saper riconoscere quanto è superfluo al fine della trattazione ed estirparlo dal contesto affinché sia di regola la qualità e non la quantità, sarebbe come donare trenta piatti di legno quando uno solo di oro sarebbe di gran lunga più prezioso per il ricevente. Naturalmente con gli artifizi retorici si possono inserire in forma occulta all’interno dell’orazione anche argomenti che potrebbe risultare estranei, sempre che detto politico accorto si rivolga alla moltitudine con ingegno sottile, competenza, tecnica,volontà. Quest’ultima dote è la base dell’ingegno che sa adeguarsi ad ogni situazione, ovviamente dopo aver analizzato a fondo l’argomento avvalendosi anche delle opinioni contrarie che, opportunamente manipolate, si possono trascinare a proprio vantaggio. E’ infatti nel contrario altrui che potremo trovare la maniera o di distruggerlo o di servircene. Il politico di cultura e solida esperienza nell’affrontare il pubblico, deve conoscere le consuetudini, i valori sociali, i modelli di cultura, il tessuto associativo, perché può accadere che sorgano discussioni non legate al singolo individuo bensì ad una tipologia di natura generale e l’oratore deve saper interloquire avendo suddiviso il generale in categorie e tematiche. A quanti di noi è capitato sovente di estraniarci da un discorso poiché infarcito di sterili luoghi comuni? A tutti suppongo, poiché ricorrendo al luogo comune i discorsi vengono infarciti di idee insensate e lontane dal tema di base facendoci giungere alla noia più profonda dell’ascolto. Se vuoi persuadere un gruppo ed accordarti la sua fiducia da esprimere in voto, la tesi deve essere ampliata destreggiandoti tra gli elementi positivi su cui insistere e, al contrario, soffermandoti con qualche pausa accattivante tra i negativi i quali saranno velati per non far credere che la paura induca alla fuga anzi la confutazione sia frutto di benefica concentrazione e , ove possibile, sarà bene ammantarsi di dignità e compostezza( anche per avere il tempo di riflettere saggiamente) in quanto la precipitazione conduce ad espressioni dannose. L’uditorio è anche fatto di esperti il cui giudizio è molto importante( la loro parola è sempre persuasiva e dilaga con molta facilità) pertanto è bene saper toccare tre corde: convinzione, diletto e coinvolgimento emotivo; il tutto si raggiunge usando sempre un linguaggio ben ponderato e tendente a dimostrare che gli sforzi sono volti alla tutela degli interessi popolari, da ciò si può ottenere la stima e il sostegno dei presenti( che a loro volta riferiranno agli assenti) ricordando anche che i vantaggi futuri per essi, saranno sempre nell’operato dell’oratore paladino del bene comune e dell’onore.

Il momento che la Nazione sta vivendo è ben noto a tutti infatti gli elettori hanno trasformato il malcontento suscitato dagli scandali che si sono susseguiti in rabbia profonda e disprezzo verso l’operatore politico che viene sempre più isolato nei suoi privilegi; ciò ha reso il suo percorso del irto di difficoltà in quanto, come sopra esposto, si è delineata ben netta la convinzione che coloro i quali aspirano alla gestione della cosa comune abbiano il solo fine di trarre vantaggi personali. La Storia, come sempre, è fonte di dottrina ed è sufficiente leggerla per sapere quali furono i fatti dopo i prodromi che erano forieri di nuvole grigie in casi simili, anche perché quando si è giunti al fondo della valle risalirla diviene opera ardua. I sentimenti che si annidano nell’animo umano sono tanti ma ve ne è uno molto nocivo: l’invidia, facile a generarsi ma difficile da reprimere poiché nasce da situazioni ,apparentemente, banali; se un pari o inferiore ha successo sente dentro di sé il timore di essere lasciato indietro, se un superiore ostenta autorità o vanagloria il sottoposto si sente umiliato e così via. Molti personaggi politici sono incorsi nella loro rovina agendo da prepotenti nelle azioni e nella parola, il che li ha condannati all’abbandono da parte dell’elettorato quindi l’accorto e astuto detentore del potere deve sempre ricordare : non eccedere mai pensando che alla sua persona tutto sia lecito, non essere prepotente ritenendosi superiore alla popolazione dimentico della lezione di Plutarco “ ricordati che comandi ma sei a tua volta comandato”; non reputare che la ricchezza di cui gode possa essere metro di superiorità assoluta verso gli altri; giunge sempre il momento in cui i cittadini si chiedono come mai la dea Fortuna baci soltanto un singolo a scapito dei cittadini. La collettività vuole vantaggi per tutti non solo per uno, chiede senso di giustizia, grandezza nel perdono, coraggio di fronte al pericolo per il bene dei cittadini, benevolenza verso la massa, lealtà e sincerità nella promessa. Chi desidera il favore popolare deve avere in sé l’arte del buon garbo, non può apparire davanti ad una telecamera ringhiando come un cane, profferendo insulti e giungendo anche ad esaltare la durezza di parte del proprio corpo svilendola dalla funzione primaria per divenire rigida arma contro il prossimo, né il linguaggio può trascendere in turpiloquio. Fare battute di spirito è importante ma bisogna saperle profferire , esse risultano gradevoli e sdrammatizzanti in molte occasioni ma si badi bene, si debbono intuire i limiti entro cui contenersi e conoscere l’uditorio cui ci si rivolge senza essere saccenti( mai partire dal presupposto che l’uditore è uno sciocco cui tutto si può propinare, egli non accetta di essere trattato come uno sgabello su cui ci si accomoda senza chieder permesso) poiché la massa sa bene quando il politico vuol mascherare la verità con le menzogna, è allora che si sente gabbato fino in fondo e l’oratore ha perso del tutto la sua platea ; non sarà data la prova di appello.


Maddalena Rispoli