Questo matrimonio sa da fare. Lo dicono Pier Luigi e Nicki, mentre in un negozio stanno a scegliere le bomboniere e i confetti per il dopo cerimonia, rigorosamente bianchi perché il testimone degli sposi potrebbe offendersi e fare tanti Casini.
L’uomo al quale è stata data la “coffa” – nel senso di essere stato sedotto e abbandonato e poi nemmeno invitato, per ripicca strizza l’occhio ad un Grillo e annuncia la buona novella: mi candido a capo bastone, parola di Tonino.
E in tutto codesto casotto, tra matrimoni, divorzi e separazioni annunciate, spunta fuori l’Angelino con l’aria di chi è consapevole di non avere ancora nessuna idea di come e con chi eventualmente fidanzarsi e neppure cosa mettere in tavola per un eventuale riconciliazione con l’amata Padana che lo aveva abbandonato, mesi or sono, ed oggi gli manda messaggi d’amore con tanti cuoricini verdi disegnati.
Il tutto può sembrare la foto sbiadita di una famiglia di “zoccole” e della quale non interessano a nessuno le loro vicissitudini, che si tratti di corna o di matrimoni, perché ogni famiglia è libera di fare le frittate che vuole. Può sembrare, appunto. Ma non è così…. Provate a rigirare la frittata in una padella politica e vi accorgerete che, forse, interessa ad un’intera nazione. La nostra. Ho detto “forse” – perché da quanto vige la “porcata” legge elettorale loro si scelgono, loro si prendono e loro si lasciano, loro decidono quale parlamentare “vendere” o “comprare” – dove e chi fare eleggere da un popolo non più sovrano perché reso suddito dalla porcata su citata e studiata, tra un rutto e un boccale di vino, in un’infima osteria di borgata per beoni della Val Padana (e da coloro i quali vomitavano al mondo una verità tutta loro, cioè quella di una Sicilia che vive sulle spalle del Nord, proprio nel momento in cui questi ubriaconi dirottavano i fondi europei del Sud nelle loro case).
A tutt’oggi la riforma della legge elettorale è ancora un dogma e la confusione regna sovrana perché, forse, c’è tanta voglia di tenersi il “porcellum”. La cosa non meraviglia più di tanto, considerato che, fino ad oggi, hanno votato le riforme con una mano mentre con l’altra avviavano il percorso per azzerarle, come la “fu” riduzione dei parlamentari. In buona sostanza si discute oggi di amori che nascono e che muoiono, di matrimoni che parlano dell’abito dello sposo e della verginità della sposa, ma senza fare riferimento alcuno ai valori che vogliono tramandare ai loro figli.
Chiudo con la consapevolezza di avere mischiato “cavuli e trunza” – ma solo allo scopo di “alleggerirne” il contenuto, allo scopo di potere fare nascere qualche sorriso, seppure amaro, nel teatrino politico delle tragedie all’italiana. Che poi, detto fra noi, i diretti interessati, non fanno forse parte dell’orto ove crescono, dove più e dove meno, cavuli e trunza?!
Salvatore Ferrara


















