La confusione regna sovrana in Italia, per cui forse giova ripetere qualcosa che si rischia, a forza di darlo per scontato, di dimenticare. Un anno fa, dopo che il governo precedente negò una crisi che galoppava velocemente per poi investirci come uno tsunami e che ci minacciava per il differenziale dei tassi di interessi (spread), la politica calò le brache e abdicò tutte le sue responsabilità ad un governo tecnico per risolvere la questione, anche perché avevamo perso ogni credibilità politica e dirigenziale nel mondo a causa di un raccontatore di barzellette. Ad oggi la questione non è per niente risolta. Anzi. In compenso, però, è aumentata la crisi del lavoro per cui le tensioni sociali aumentano ed assumono caratteristiche di una drammatica emergenza che colpisce tutta la società, imprese e lavoratori. Ed è questa la vera questione morale che interessa la politica oggi, prima ancora delle logiche di spartizione del potere e di quant’altro, perché la moralità della politica sta proprio nella sua capacità di servizio e nel dare risposte.
Cosa che non avviene più da diversi decenni, motivo per cui la politica oggi è più disprezzata che mai. Anche per la sua impotenza di fronte al dominio della finanza dei mercati. Ogni giorno perdiamo un pezzo di protezione sociale per strada ed assistiamo all’indebolimento democratico di un sistema che sta facendo acqua da tutte le parti. E non c’è bisogno a’ zingara e neppure di avere studiato alla Bocconi per comprendere che le priorità assolute del Paese erano e rimangono la mancanza di politiche economiche ed industriali capaci di riavviare un processo d’investimento, di crescita e di buona occupazione. Purtroppo non abbiamo in Italia nessun Di Vittorio che, come nel primo dopoguerra, invocò un Piano straordinario per il lavoro e per trasformare le macerie lasciate dalla guerra in solidi edifici. E nemmeno un Roosevelt in Europa, che dopo la crisi del 1929 diede vita ad un Piano straordinario di opere pubbliche e di incoraggiamento alle iniziative imprenditoriali.
No, non mi avete convinto rappresentanti del popolo che avete affamato. C’è da fidarsi più da un “Caligola che candida il suo cavallo al Senato” – piuttosto che di nominati al “Mangiamento italiano”.

Salvatore Ferrara