Sulla chiusura della Riserva dello Zingaro interviene Michele CIMINO, deputato regionale di Grande Sud.
“Allo Zingaro abbiamo assistito, dopo la devastazione dovuta ad un incendio, quasi certamente doloso e quindi criminale, a tanti sopralluoghi “passerella” e a nessun fatto”.
La Riserva, frutto di lotte popolari e fiore all’occhiello del sistema delle riserve naturali siciliane, primo esempio di protezione naturalistica siciliana imposta per legge, a distanza di dieci giorni dall’incendio è ancora chiusa.
Le presunte problematiche di sicurezza appaiono colpevoli scuse di una incapacità di agire ormai atavica e che noi siciliani dobbiamo una volta per tutte saper sconfiggere. Basterebbero infatti pochissimi interventi da effettuare coordinando gli operai forestali, che oggi, loro malgrado, si limitano a comunicare ai tanti turisti che vorrebbero visitare la Riserva che la stessa è chiusa; per riaprirla, anche parzialmente, all’accesso.
Sono migliaia, ogni anno, e particolarmente d’estate, i visitatori che vengono appositamente per visitare lo Zingaro, riserva naturale ormai famosa in tutto il mondo. Hanno ragione i Sindaci di San Vito lo Capo e di Castellammare del Golfo a protestare e ad indignarsi. Quanto movimento economico si sta perdendo ? Quale enorme danno stanno avendo le economie di questi e degli altri comuni del territorio della Riserva ? Chi ripagherà gli operatori economici di questi mancati introiti? Eppure la Riserva resta chiusa, e resta chiusa a ferragosto, nei giorni di maggior picco turistico e di maggior richiesta di accesso da parte dei visitatori.
Certo la Sicilia sta dando un ottimo spettacolo di se, la Sicilia che dovrebbe reagire senza piangersi addosso resta ferma e immobile su se stessa e le autorità regionali che dovrebbero intervenire rinviano le loro riunioni “operative” (operative ?) a dopo ferragosto, cioè per curare il malato dopo che sia morto.
Penso quindi che oltre alla ferma e più che giusta condanna a chi, per errore o per dolo, ha causato il disastro, debba esprimersi parimenti ferma e giusta condanna per chi, a qualunque livello di responsabilità, resta ancora immobile e non interviene con tempestività e prontezza da ormai più di dieci giorni.”


















