Gesamtkunstwerk, così Richard Wagner definiva a metà ‘800 “l’opera d’arte totale”: il momento in cui i confini tra le arti si perdono, quando la musica “esteriore” diventa rivelazione di quella “interiore”, la musica dell’anima… quando riesci a sentire i colori e vedere i suoni, quando l’esperienza dei sensi si fa totale…
Sinestesie campobellesi di tarda estate potremmo definirle.
Indimenticabili!
Eterne!
Scolpite indelebilmente tra le mie rughe!
E nei volti di una piazza incantata… che, muta, contempla!!
Siamo realmente alla “sindrome del viaggiatore” di stendhaliana memoria, che da personale si fa collettiva. S’impadronisce come peste della piazza, contagia tutti, attenti e distratti e culmina nella più totale empatia… più precisamente in quel sentimento di coinvolgimento estetico unico e difficilmente traducibile che i mitteleuropei chiamavano einfühlung.

Questo (e altro) è stata capace di suscitare la raffinata, elegante, colta, sofisticata, sensuale, affascinante, bella jazz lady “sconosciuta” (ai più) salita sul palco!!
Una Medusa (punta da una medusa della poetica, troisiana e nerudiana Salina – perdonatemi le forzature linguistiche) che ha reso di pietra la piazza che ascolta le sue parole dense di senso e la sua musica (una straordinaria band) intellettuale e “aristocratica” che si mescola alle morbide e insieme vorticose movenze che invece parlano un linguaggio universale e democratico che ricorda in alcuni momenti il ballo della taranta… di una taranta di un sud più a sud!!!


Testa e cuore… sensi… tutti!
Un’esperienza olistica, la messa in scena della sua “opera d’arte totale”: musica, teatro, danza, condite dal sale di una intelligente ironia, e dal pepe della sua anima del sud… Anzi del profondo food!!!
Si perché Ilaria è uno straordinario giovane chef che, sapientemente e con grande cura, mescola talento, materie prime d’eccellenza, saperi artigianali e tecniche innovative (il suono delle perle è da cucina molecolare alla Cracco), per restituirci piatti originalissimi e straordinari da degustare con lentezza.
Una cena slow quindi quella di ieri sera, tratta dallo straordinario album “Trattoria italiana fuori catalogo!!!” (Meraviglioso e quanto mai calzante il lapsus dello speaker!!!).
Ma non è stata solo una “cena” a tema, a menu fisso, legata al suo “artigianalissimo” album Sartoria Italiana Fuori Catalogo. Molti gli assaggi di una straordinaria cucina internazionale e di quella della grande tradizione italiana.
La Chanson des Vieux Amants e Parlami d’amore Mariù nell’interpretazione di Pilar vengono restituite all’immortalità.

Davvero non si capisce come un talento di questo calibro non abbia avuto l’importanza e la massima attenzione dei media sempre troppo distratti, ma soprattutto perennemente presi a confezionarci  “prodotti industriali” musicali già digeriti, “merce” piena di coloranti e conservanti, trionfo dell’effimero, del contingente, del momentaneo… in ultima analisi, del vuoto!!!

E allora la serata di Ilaria Patassini, fortemente voluta da Cesare Lo Leggio, cantautore colto e sensibile, che insieme alla giovane e lungimirante Amministrazione comunale di Campobello, in questo estremo entroterra assolato del profondo sud, diventa una meteora, un bagliore… una doccia tonificante, una pillola rivitalizzante, energetica…

In questa povera Italia dallo “sbiadito tricolore”, da tempo “orchestra senza golfo mistico”, perennemente in mano a “caimani e alligatori poco avvezzi ai congiuntivi e al pudore”,  devastata dagli incendi per le “alterate temperature” (?),  lacerata e saccheggiata nel suo paesaggio dal proliferare infinito di sennettiani “non luoghi” che mortificano le identità e che diventano solo “caseautogrill” per lo spaesato nomade contemporaneo globalizzato…

In questa Italia che ci spinge alla ricerca dello spago per “legare una valigia di cartone”…

In questa Italia che ci lascia senza speranza…
“voglio sperare ancora”!!!

Grazie Pilar
… e parafrasando De Andrè…buona fortuna!!

Francesco Monterosso