Quattro anni fa aveva fatto un passo indietro per consentire a Raffaele Lombardo di candidarsi; un paio di settimane fa, dopo aver annunciato la sua discesa in campo, s’era messo da parte per sostenere Nello Musumeci (La Destra) nella corsa alla presidenza della Regione siciliana; ma ieri Gianfranco Miccichè ha deciso di non dare più la precedenza a nessuno e ha imboccato la strada della candidatura a governatore, un percorso affollato di concorrenti, visto che sono già una dozzina i nomi degli aspiranti presidenti.
Il leader di Grande Sud, che stamane ha tenuto una conferenza stampa, gongola quando parla del “progetto sicilianista” a cui partecipa una sola sigla nazionale, Fli: “Fini – spiega – è stato l’unico a non porre condizioni, gli altri parlano da padroni della ferriera”. Oltre a Fli e Grande Sud, Miccichè è sostenuto dall’ex Mpa (recentemente ribattezzato Partito dei siciliani) di Raffaele Lombardo e dal Movimento popolare siciliano, guidato dal presidente della commissione bilancio dell’Ars, Riccardo Savona.
“È un progetto che amiamo da morire”, dice l’ex ministro di Berlusconi, artefice del 61 a zero ottenuto in Sicilia alle politiche del 2001, quando il centrodestra vinse in tutti i collegi uninominali della regione. “Finalmente decolla il partito siciliano”, aggiunge, e quando parla del governatore dimissionario Lombardo, decolla anche il vernacolo di Miccichè: Tutti lo schifiano (lo disprezzano ndr) e tutti lo cercano; facciamo meno ‘babbiò (non scherziamo, ndr). Bisogna dare atto a Lombardo che si è dimesso da presidente della Regione, altri sarebbero rimasti attaccati alla poltrona”.
Se accusa Musumeci (“un amico al quale voglio bene”) di aver privilegiato il dialogo con i partiti nazionali (insieme a La Destra lo sostengono Pdl e Pid), è all’Udc, alleato del Pd, che riserva il trattamento peggiore: “Pur di ottenere il lasciapassare per le politiche che si terranno tra sei mesi – in Sililia le elezioni si svolgeranno il 28 e 29 ottobre – e che riguarderà altre parti d’Italia come l’Emilia di Bersani, vota un uomo del Pd (Rosario Crocetta), beatamente omossessuale. Io non ho problemi in questo senso, ho anche amici intimi omosessuali. Ma certo è che della sua omosessualità ne dà una rappresentazione che sembra il suo valore aggiunto. Vendola in Puglia non ha parlato di castità. Il mondo cattolico che fa riferimento all’Udc in questo momento è un pò sbandato, ma chi se ne frega”.
E non poteva mancare un riferimento a Silvio Berlusconi. Come l’ha presa il Cavaliere? “Non ha nemmeno tentato di farmi tornare indietro – spiega Miccichè – perchè sapeva quali erano le mie ragioni. Mi ha detto che era molto amareggiato. Mi ha chiesto: ‘io che posso fare?’ Gli ho risposto: chiama un’agenzia e dichiara che voti Miccichè”.
Infine, Miccichè lancia qualche frecciata al magistrato della Dda di Palermo Antonio Ingroia, corteggiato da Idv: “Se dovesse candidarsi – osserva – sarebbe la prova di quello che si dice da tanti anni: cioè che ha fatto più politica che il magistrato”. E a chi gli chiede se con Ingroia candidato lui sia disposto a fare un passo indietro, come disse quando si ipotizzò la candidatura del procuratore Piero Grasso, Miccichè dice serafico: “Che c’entra Grasso con Ingroia? È come paragonare Ibrahimovic a Brienza”.


















