Quella sottile vena di ironia che respira da sempre negli isolani, si concretizza a Canicattì trovando la sua massima espressione di genialità nella creazione che solo dall’arguzia poteva scaturire. Mi riferisco alla bizzarra e spiritosa Secolare Accademia del Parnaso canicattinese voluta da personaggi di profonda intelligenza anche se un articolo dello Statuto recitava:” Il Parnaso, Accademia di scienza, Lettere ed Arte, non fa obbligo ad alcun socio di essere intelligente…Anzi” Moderna la visione di questa Accademia in cui erano ammesse anche le donne, ed a quei tempi era molto, oltre che tutti coloro che erano figli della più disparata formazione politica e culturale. I parnasiani si suddividevano in maggiori e minori e naturalmente i più importanti erano i minori essendo concepita la gerarchia alla rovescia, veniva prediletta la Poesia anche se per chiamarsi Poeta bisognava essere dotato di particolari requisiti come credere nell’amore eterno e nella fedeltà delle donne o credere di poter moralizzare la vita pubblica o ancora essere convinto di tornare tra i vivi e altro. Certamente i partecipanti rivelarono un forte senso dell’umorismo nella volontà di castigare i costumi, anche politici, ricorrendo al riso che scaturisce dalla satira audace e coraggiosa dati i tempi; non va dimenticato infatti che più di una volta sottoposero il fascismo alla burla, cosa che costò poi la salvezza per il rotto della cuffia. Sovente con particolari delibere, i parnasiani sfiorarono il surreale come quando con giusta delibera del 21-3- 921, si decise che il cane raffigurato per rappresentare il Parnaso era un leone di cui pare che non vi fosse a disposizione l’immagine; nessun problema la delibera “Questo cane è un leone” risolse tutto. Non fu il Parnaso un fatto locale, anzi grossi personaggi della cultura furono arcadi minori: Pirandello, Musco, Marta Abba, Croce, Quasimodo, nomi di eccellenza nel panorama artistico culturale e lo stesso Pirandello con Marta Abba volle rappresentare nel 1927 al Tetro sociale di Canicattì i “Sei personaggi in cerca d’autore” L’Autore abituato a frequentare i teatri delle più grandi metropoli, volle con questo gesto riconoscere tutto il suo affetto e la sua simpatia al Parnaso. Grande simbolo dell’Associazione fu la scecca di Padre Decu Martines la quale con le orecchie aguzze ancora oggi ci guarda senza ragliare per denunciare, sotto forma di scherzo, quanto si celava dietro la scemenza umana espressa da presunzione, notorietà usurpata, boria dettata da falsi orgogli. La scecca è saggia e sapiente , molto più di quegli uomini che vogliono passar per tali inorgogliti dal nulla. Sono i vizi degli uomini e del loro essere, i soggetti dell’Accademia che, seppur ammantata di apparente nonsenso, in realtà cela quanto Fedro trasmise alla storia con le sue poesie in cui dette voce, sovente espressa dagli animali, agli emarginati, agli schiavi che tutto potevan dire senza imbattersi nella vendetta del potente. Ma poiché il debole rimane sempre debole e vittima del più forte, l’unico riscatto resta nell’ apparente controsenso che, in verità tale non è poiché descrive episodi in cui la morale supera il fatto in sé. Voce di tutto ciò sublimato dal verso è l’opera del Poeta -sarto Peppi Paci il quale senza orpelli retorici, con dialoghi serrati , battute pungenti e puntuali espresse nel più puro vernacolo canicattinese, propone al lettore fatti ricchi di quotidianità sublimati da arguta filosofia che ironizza anche sulla verità. Insomma cultura di ieri, si dirà, ma ancora viva oggi poiché anche se i protagonisti ci hanno lasciato, il loro respiro forte di quell’ironia tutta isolana che riesce a castigare muovendo il sorriso, è tra di noi ancora una volta per ricordarci che un popolo figlio di disparate vicende storiche e crocevia di diverse civiltà seppe da esse prendere quella visione, seppur nella sua amarezza, che concorse a costruirlo assennato, prudente, ironico nel guardare il mondo e la varia umanità che lo abita.
Maddalena Rispoli













