Aveva già preso le distanze da Berlusconi, adesso fa lo stesso anche rispetto a Dell’Utri. Gianfranco Miccichè, seduto nel suo studio di casa con in mano un’immagine del suo spot «sugnu siciliano» che guarda di continuo, mette sul tavolo un programma che punta su liberalizzazioni e incentivi alle imprese e su questo strizza l’occhio a Orlando, all’Udc e ai rottamatori del Pd legati a Renzi. Il candidato alla presidenza della Regione di Pds, Grande Sud e Fli/Mps apre così la sua campagna elettorale accendendo micce in tutti i partiti avversari.

«Il problema del Pdl è la scarsezza dei vertici siciliani, che hanno rifiutato una mia dichiarazione d’amore nei confronti della Sicilia distruggendo un progetto che era vincente. Di fronte a tanta pochezza, mi convinco che il Pdl va battuto in modo netto. E anche il mio progetto per le Politiche è distante e contrario al Pdl. Il mio vecchio partito portando avanti l’alleanza con la Lega ha dimostrato di essere contro la Sicilia e di non tenere in considerazione gli interessi dei siciliani».


«La maggioranza si farà con chi sarà disposto a firmare una legge che è la parte centrale del mio programma, quella da cui tutto avrà inizio e che prevede di abolire il sistema delle autorizzazioni per sostituirlo con quello che permette solo i controlli successivi all’avvio degli investimenti. Bisogna togliere i vincoli all’attività economica e far ripartire la produzione siciliana. Chi non firmerà questa legge non farà parte della maggioranza. Lei si chiederà chi vorrei che firmi».

«Nessuno potrà costringerci a tagliare o licenziare. Possiamo trattare sul pareggio di bilancio, che per me comunque è una follia, ma nessuno si aspetti che lo facciamo in un anno. Dobbiamo impostare tutto per far ripartire gli investimenti. E la prima cosa è la legge sull’abolizione delle autorizzazioni per le imprese. Inoltre bisognerà educare la burocrazia a non dire sempre no. I dirigenti che diranno no, quando potrebbero dire sì, verranno licenziati e contro di loro attiveremo la procedura di danno erariale».

GdS