Sono convinta e l’ho espresso anche in questa sede, che noi esseri umani di oggi siamo figli della cultura di ieri. Le civiltà hanno lasciato traccia di sé, dovunque si volga lo sguardo su questa terra, ancora oggi possono testimoniare che ebbero uno sviluppo artistico e culturale tale da sfidare il vento del tempo. E non necessariamente il talento si sviluppò solo nelle odierne grandi metropoli, esistono piccoli centri nel nostro Paese in cui la genialità degli artisti ha firmato opere degne dell’immortalità e l’ingegno non ha barriere nel suo sviluppo, non trova ostacoli nel suo estrinsecarsi, desidera fermare il tempo per giungere fino alle generazioni successive. Giustamente, poiché da ciò che fummo possiamo trarre fiducia e speranza per il futuro nostro e dei nostri figli. Ciò non toglie che il degrado colpisca in vari luoghi d’Italia, tristemente, piccoli gioielli o che la polvere si posi su nomi degni di grande riconoscimento culturale; sovente, insegnanti di sano intelletto non intervengono con la loro classe a difesa di un monumento o dell’ambiente? Ricordiamoli i Docenti che, in silenzio e grande onestà d’animo ogni giorno si dedicano all’alta opera dell’insegnamento spesso in condizioni difficili ma con tanto cuore nel petto! Orbene, le opere sono un dato di fatto incontrovertibile ma proprio perché il tempo scorre, gli uomini si susseguono e vivono portando in sé la laboriosità fattiva ma anche la pigrizia e ciò può intervenire nell’erosione dei prodotti artistici. Pertanto che Canicattì abbia un passato di notevole civiltà è un dato di fatto, che poi per i più disparati motivi sia sceso un velo di trascuratezza, questo è un discorso a latere ma sono stati gli uomini a non sostenere doverosamente l’opera che esisteva ed esiste ancora ferita; dunque io mi sento di dire che Canicattì è città di Arte e Cultura se poi la conservazione è o è stata carente questo compone un capitolo a parte, come ho già detto. Se negassimo l’assunto di una Città nata dalla storia significherebbe che gli storici valutarono erroneamente, cosa che certamente non è sia perché sono uomini di giustezza e validità morale nella ricerca sia perché le documentazioni, per le tradizioni orali ne fanno fede i narratori, esistono e sono consultabili. Non è corretto menzionare solo qualche nome di illustre figlio di questa Città; sarebbe riduttivo, bisognerebbe citarli tutti poiché essi hanno vissuto lasciando traccia di sé nella cultura che non è riserva di caccia,essa è aperta a tutti coloro che vogliono prenderne parte. E’ vero, molti protagonisti sono morti ma non così le loro opere ed i messaggi che lasciarono perché i discendenti ne facessero uso e vanto; la Torre, i Palazzi, le Chiese, i Miti e le leggende sono un patrimonio incancellabile sta a noi continuarlo a conservare come tale. I lettori amareggiati esprimono grande desolazione dettata da dati oggettivi contemporanei che li inducono a soffrire per opere, come ripeto, in degrado causa l’incuria prodotta da motivi contingenti o da carenza di disponibilità economica o altro ancora, lamentano l’inquinamento che innegabilmente esiste( lo conoscono anche i grossi centri urbani in cui si deve addirittura intervenire con fermezza per tentare di arginare detto male) e così via. Il loro risentimento non è peregrino poiché si ritiene veritiero, però è sempre frutto dell’uomo di oggi non dell’opera di ieri. Il divario di giudizio , forse, sorge dal fatto che io amo una Canicattì di Arte e Cultura sublimata nella sua essenza, il lettore che vive invece la quotidianità denuncia il disfacimento e l’erosione giorno per giorno traendone tristezza e sdegno; io personalmente amo leggere, forse con spirito troppo sognatore?, di una Città che è degna di essere sempre ricordata per ciò che fu ma anche per ciò che è grazie ai suoi cittadini, infatti senza l’essere umano il nome città sarebbe solo pura astrazione. A questo punto è retto che esponga il mio punto di vista su ciò che considero Cultura; secondo la mia ottica essa non rappresenta soltanto quanto riservato esclusivamente agli eletti che poterono fruire di indefessi studi, no; non credo che sia così. L’erbivendolo nell’offrire la merce con il suo linguaggio legato al mestiere è un linguista settoriale; colui che non volle o non poté cibarsi di studio, nel raccontare una storia udita dai nonni apporta un tassello nelle leggende cittadine; l’anziana che ancora sa ricamare e lo insegna trasmette ed impedisce la morte di un mestiere; il vecchio tanto avanti negli anni che usa un dialetto d’altri tempi ereditato dal nonno salverà vocaboli ormai desueti per i giovani. Insomma tutti facciamo cultura seppur senza rendercene completamente conto. Ebbene, non credo che tutto ciò si possa considerare miopia e comunque, entrambe le posizioni citate sono legate ad un senso di profonda correttezza a secondo dell’angolazione presa nel valutare. Quanto alla fuga dei nostri figli dal sud è innegabile che il fenomeno esista e ciò riempie l’anima di afflizione profonda poiché non si abbandona la propria casa, focolare di affetti profondi, a cuor leggero; se ne possono studiare le cause, si può criticare la conduzione storica che ha portato a tutto ciò e ne potremmo riempire pagine e pagine ma si giungerebbe sempre allo stesso risultato: l’addio al mondo amato! Gli uomini che fecero la Storia segnarono questo percorso per il nostro Meridione che ancora oggi paga uno scotto desolante dalla” piemontesizzazione” in poi. In tutto questo però esiste anche la gioia che dona la voce appassionata di Smikrine che vive anch’essa come tanti ragazzi in una città che la ospita; essi sono il futuro e mi piace concludere con le sue parole piene di speranze per un futuro migliore:”Un giorno, chissà quando, vorrei tornare con un bagaglio di esperienze sul campo( il teatro),molto più grande e regalare alla mia città emozioni, suggestioni che solo il cinema ,il teatro, la musica sanno trasmettere…e perché no?Magari dirigendo il nostro teatro.” Spero che tutto ciò si avveri, Smikrine. Il mio augurio è con te!
Maddalena Rispoli













