Inizio questo mio editoriale partendo dall’omicidio della giovane Carmela Petrucci, assassinata barbaramente  dall’ex fidanzato della sorella. Nelle ultime ore si apprende che l’assassino: ”appare come una persona inspiegabilmente inconsapevole, con un livello di intelligenza e di percezione della realtà sotto la media, che basa le sue convinzioni su quello che vede o legge su Facebook”.

Quanti Samuele Caruso, potrebbero celarsi tra i  giovani adolescenti stregati da facebook  che hanno una percezione errata della realtà. Secondo lo psichiatra Himanshu Tyagi, i giovani che stanno crescendo nell’età del “social networking” potrebbero avere “un danno” nella loro visione del mondo.

Nel suo studio il dottor Tyagi, ha focalizzato l’attenzione su come i ragazzi nati dopo il 1990 non conoscono un mondo senza l’uso, anzi l’abuso, di Internet.  Secondo Tyagi, l’attuale generazione di psichiatri non è detto sia del tutto preparata ad aiutare giovani con problemi di relazione dipendenti da internet.

I siti di “social networking” offrono grandi benefici relazionali, ma rimangono potenzialmente un azzardo. Il dottor Tyagi, rilasciando un’intervista pubblicata dal “Sole24ore”  afferma:

“È un mondo dove tutto si muove velocemente e cambia con rapidità, dove le relazioni sono a portata di un click del mouse, dove puoi cancellare il tuo profilo se non ti piace e scambiare, in assoluta segretezza, un’identità non gradita con una più favorevole. Le persone che usano il passo veloce della socializzazione online può rendere il mondo reale noioso e privo di stimoli”.

Dunque cosa fare per impedire che i nostri figli possano inconsapevolmente trasformarsi in prede o carnefici. Dubbio amletico a cui al momento non so dare una risposta esauriente ma ciò che invece posso dire,  è di stare vicini ai ragazzi, ascoltare i loro dubbi , le loro paure e , nei limiti del possibile, consigliarli ad intraprendere la strada più produttiva.

I giovani di oggi purtroppo, hanno pochi ideali. I loro padri hanno speso molte energie per contrapporsi alla generazione precedente, invece loro sono, meno conflittualmente, alla ricerca di sé. Il confronto degli ideali rende esplicita la differenza.

Per la generazione che “ha fatto il ’68” i valori guida erano: giustizia sociale, pace, liberazione dall’autoritarismo, parità tra i sessi. Progetti a lunga scadenza, che si iscrivono nelle coordinate prospettiche della storia del mondo.

Per i ragazzi dell’ultima generazione i valori sono invece: amicizia, sincerità, lealtà, solidarietà, armonia; condizioni che è possibile realizzare qui e ora nell’ambito del gruppo dei coetanei.

Valori che definirei, rispetto ai precedenti, unidimensionali e pragmatici, mentre gli obiettivi sociali, come il successo e il denaro, restano sullo sfondo, attribuiti a un mondo adulto lontano e alieno.

Vi è però un’esigenza della mente, meno consapevole e dichiarata, che consiste nella ricerca, per ora solo immaginaria, di modi diversi, alternativi di vivere insieme.

È significativo in questo senso che le puntate del format “Il grande Fratello” siano state seguite soprattutto dai giovani, a partire dai 12 anni.  Forse li ha avvinti l’ipotesi di una famiglia senza genitori, dove tutti erano appunto “fratelli” e solo il “confessionale” ricordava la necessità di fare i conti con se stessi e con gli altri in una competizione priva di regole, com’è solo quella che si tende tra la vita e la morte.