Incalzato dai “grillini”, dal popolo del ‘No Muos’ che ha cominciato a contestarlo e dalle commissioni Sanità e Ambiente del Parlamento regionale che ritengono fondati i dubbi di buona parte della comunità scientifica sui rischi per la salute pubblica dovuti all’ emissione di onde elettromagnetiche, il governatore Rosario Crocetta ha deciso di passare dalla sospensione dei lavori, che comunque non era servita a fermare le ruspe nella riserva di Niscemi, all’avvio della revoca delle autorizzazioni per la costruzione del sistema radar della Marina Usa.
La mossa arriva a conclusione di una giornata convulsa, scandita dalle proteste, davanti all’Assemblea regionale, dei comitati e della “mamme No Muos”, e dagli scontri verbali, con toni spesso accesi, tra studiosi di diversa estrazione, che hanno risposto alla convocazione delle commissioni parlamentari riunite in seduta congiunta. Grandi assenti sono stati proprio gli americani, sebbene i commissari avessero contatto venerdì scorso l’ambasciata Usa per avere un loro rappresentante alla riunione.
Ancora una volta la comunità scientifica ha sollevato molti dubbi sull’impatto che il sistema satellitare può avere sull’ambiente e la salute. I professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino hanno ribadito che i dati a disposizione delle attuali antenne (sono 46) presenti a Niscemi emettono onde ad alto rischio, mentre il docente dell’Università di Padova Angelo Levis, tra i massimi esperti del settore, ha sostenuto che la pericolosità delle radiazioni è supportata “ormai da un’ampia letteratura” e da numerose sentenze giudiziarie, compresa la Cassazione.
Rischi e perplessità che i professori Patrizia Livreri e Luigi Zanforlin, i due ingegneri dell’Università di Palermo che nel 2011 hanno dato parere positivo al Muos, non sono riusciti del tutto a fugare. I due studiosi sono stati criticati per non aver portato in commissione i dati in base ai quali hanno stilato la relazione fatta propria dalla Regione quando due anni fa firmò il protocollo d’intesa con l’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa, dando l’ok al Muos.
La Livreri, vicina all’ex governatore Raffaele Lombardo e in passato consulente di Finmeccanica, ha opposto il “segreto professionale”, polemizzando sul piano politico con i commissari. Poi ha rivelato che ad ingaggiare lei e Zanforlin è stata la società Urs di Milano, controllata dalla Urs corporation, gruppo internazionale che ha il quartier generale a San Francisco, negli States. Per Livreri, che dice di non sapere chi ha incaricato la Urs di occuparsi della consulenza, il Muos “è un sistema di telecomunicazioni innovativo e non un sistema d’arma di difesa”, come viene valutato dai comitati “No Muos”. In base a quali parametri i due ingegneri palermitani, che in passato hanno avuto rapporti con gli Usa, hanno dato parere positivo però rimane top secret.
Il caso ora rischia di creare tensioni a livello diplomatico. Pippo Digiacomo (Pd), presidente della commissione Sanità dell’Ars, parla di “interessi di miliardi e miliardi di dollari, di ostilità da parte del governo nazionale e degli Usa, che hanno tutto l’interesse a nascondere il grave rischio per la salute dei siciliani”. E invita “l’alta burocrazia della Regione a giocare a carte scoperte: non intralci la politica come spesso ha fatto e si schieri al fianco del governo”.
Nelle scorse settimane l’Assemblea aveva approvato all’unanimità una mozione che impegnava la giunta a sospendere i lavori in attesa di acquisire i pareri dell’Istituto superiore di sanità e dell’Enav, dato che il Muos potrebbe interferire con i voli per l’aeroporto di Comiso (Rg), che intanto è stato declassato dal governo Monti, scelta che qualcuno coglie come una ritorsione proprio per la battaglia in corso contro il radar americano. Ma a mettere legna sul fuoco c’ha pensato il professore Levis, che collegato in video conferenza con la commissione parlamentare, ha messo in guardia chi confidava nell’Istituto superiore di sanità: “I nemici più agguerriti
che abbiamo avuto, anche se li abbiamo sconfitti, sono stati proprio gli esperti dell’Istituto superiore della sanità”.












