I risultati elettorali dello scorso 24 e 25 febbraio con lo stallo della condizione politica in Italia erano imprevedibili. Anzi non erano stati previsti. Nemmeno dai più accreditati sondaggisti. Risulta strano, insomma, affidarsi ancora alle intenzioni di voto rilevate dagli istituti di sondaggistica italiana. Ma percentuali e dati interessano comunque e oggi, rimandano la radiografia di un Paese sempre più confuso. L’ultimo sondaggio è quello dell’Istituto Ispo diretto da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera.

Il dato più rilevante è la continua crescita del Pdl, trend iniziato già in campagna elettorale e che non si è arrestato dopo il voto. Il Popolo della Libertà è al 29,1% e spinge la coalizione di centrodestra al 35,6%. Lo schieramento di centrodestra include la Lega Nord (4,1%) e Fratelli d’Italia (1,6%). Gli altri partiti di centrodestra raggiungono complessivamente lo 0,8%.


Il centrosinistra è stabile al 29,6%, ma il Pd perde 1,8 punti dal risultato delle urne e si attesta al 23,6%. Cresce invece Sel, che arriva al 5,3%. Gli altri partiti del centrosinistra formano il restante 0,7%.

Il Centro che fa riferimento a Mario Monti è all’8,1%, giù di due punti e mezzo rispetto al 10,6% ottenuto alle urne. Scelta Civica è al 6,1%. Calano anche Udc (-0,1%) all’1,7% e Fli (-0,2%) allo 0,3%.

Il Movimento 5 Stelle cala e passa dal 25,6% di febbraio al 24,1% attuale in un trend che sembra costante anche probabilmente in relazione agli scontri interni che sta registrando il movimento di Beppe Grillo soprattutto in relazione alla diaria.

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