Tagliate le tariffe e i finanziamenti, l’assessorato alla Sanità avvia adesso il recupero delle somme extra erogate ai privati. Scatta subito una decurtazione del 15% al budget che va da gennaio a maggio (ancora non del tutto erogato) mentre dalla rata di giugno le riduzioni saranno del 40%. Per i laboratori di analisi è una stangata a cui rispondere con la chiusura da sabato per almeno una settimana. I convenzionati annunciano che i pazienti dovranno rivolgersi agli ospedali pubblici e, sospesa la protesta, saranno chiamati a pagare per intero esami e visite. Per l’assessorato una «protesta assurda».

L’ordine Nazionale dei Biologi di Agrigento scrive a Rosario Crocetta: “Con la presente per stigmatizzare quello che, purtroppo, si era paventato e segnalato con note precedenti, le quali, devo riconoscere, hanno subito analogo trattamento delle “inutili” proteste degli operatori del settore.


I Laboratori d’analisi subiscono con il decreto regionale richiamato gli effetti di una politica che investe i propri sforzi nelle campagne elettorali, enfatizzandole di contenuti, salvo poi riconoscere ed addebitare l’impossibilità di fare fronte agli impegni presi alla necessità di aggiustare i conti dei disastrati bilanci regionali, tagliando a destra e a manca i servizi ai cittadini, così privilegiando quei settori chiaramente improduttivi ma che, evidentemente, devono salvaguardarsi in ragione di logiche incomprensibili e probabilmente (tali formule ipotetiche sono care alla nostra politica) elettorali.

Nella precedente campagna elettorale siciliana tutti i candidati, di diverso colore politico, esprimevano parole di conforto per la nostra categoria, per tutte le ingiustizie subite, promettendo di profondere un grande impegno per la sua tutela.

Il risultato di tutto questo non è una rivoluzione, ma un affossamento totale da ricordare come mai accaduto.

Caro Presidente si ricordi le parole di conforto da Lei personalmente spese e le promesse formulate.

Con l’introduzione dell’ultimo tariffario verrà ricordato non come il Presidente che aiutò i laboratori, ma colui il quale ne determinò la fine.

Non capiamo chi abbia predisposto le tariffe e ci rifiutiamo di pensare possa trattarsi di un analista.

Negli anni scorsi ci sono state imposte delle regole che i laboratori hanno rispettato, quali il controllo della Qualità regionale, che veniva imposto in modo eccessivamente rigoroso e comunque a costi superiori ed esagerati rispetto a quelli praticati da ditte nazionali molto qualificate.

Le tariffe che vengono impartite da Roma, infatti, in tutte le regioni, fatta eccezione per la Sicilia che deve comunque sempre distinguersi dal panorama nazionale, vengono modificate, adeguandole alle necessità del territorio, con dei piccoli, ma importanti aiuti regionali.

Occorre aggiungere che l’unica categoria convenzionata che sta per subire un sostanzioso abbattimento del tariffario è quella dei Laboratori d’analisi, con tutto il rispetto per gli altri professionisti.

Tutto ciò fa capire che evidentemente la nostra categoria viene penalizzata per l’assenza di un interlocutore con la classe politica, ciò che si traduce in un gravissimo danno nei confronti di chi è sempre stato abituato a lavorare con dignità, educazione ed energia, per offrire alle persone un servizio equilibrato ed onesto.”

E contro il decreto Balduzzi la categoria si schiera praticamente compatta. Anche la Federbiologi, la più grande associazione di categoria forte di oltre 400 iscritti e in passato più dialogante, ora è sulla linea della protesta più dura: «Ci sono Asp – spiega il segretario Pietro Miraglia – che devono ancora erogare i finanziamenti di febbraio, marzo e aprile. Se si taglia subito e retroattivamente il 15% per ognuno di questi mesi, si lasciano sul lastrico laboratori che hanno già fatturato per quei fondi». Ma il problema nodale resta l’introduzione del nuovo tariffario nazionale: «Se si va avanti su questa strada siamo pronti ad autorevocarci l’accreditamento, facendo pagare le prestazioni per intero e scaricando sugli ospedali pubblici i pazienti che sfruttano l’esenzione. Una scelta già attuata in Puglia dai nostri colleghi».
L’assessorato sta provando a tenere aperta una trattativa con i privati: «Il tariffario Balduzzi – spiega il direttore Salvatore Sammartano – è già entrato in vigore in altre regioni e non ovunque ci sono state queste proteste. Chiudere è assurdo, non è con lo sciopero che si risolvono i problemi. In ogni caso è ancora attivo in assessorato un tavolo di confronto per individuare modifiche necessarie. Anche se l’unico che può apportarle è comunque il ministero».