Già quasi vent’anni fa l’aveva prognosticato il Vescovo mons. Ferraro sulla crisi economica ed occupazionale nella provincia di Agrigento quando constatava un paradosso che non si era mai verificato nella recente storia siciliana: ad un aumento vertiginoso degli sportelli bancari corrispondeva una riduzione del lavoro, tanto che lo stesso Vescovo si chiedeva a favore di chi i nuovi 65 sportelli bancari fossero stati, in poco tempo, aperti; la risposta è stata fornita durante il dibattito Banche del Nord e povertà del sud, organizzato dalla rivista Oltre il Muro, presso l’Aula Consiliare di Agrigento con la partecipazione dell’economista Piero Marchetta, del presidente del Centro Studi ‘De Gasperi’ Stefano Scaduto, del presidente del CISS di Palermo Franco Punzo, del segretario della Confartigianato di Agrigento Alfonso Vassallo e che ha registrato anche la partecipazione nel dibattito di figure impegnate nel settore del credito: il commissario della banca San Francesco di Cancattì, l’imprenditore Giulio Ferraro e il presidente del Tribunale per la sezione civile.
E’ stato l’economista Piero Marchetta, come dicevamo, a dare una risposta: la provincia galleggia in una massa di depositi per una quota di 4,5 miliardi, ma, a fronte di una richiesta di credito da parte delle aziende, dei commercianti, artigiani, contadini, terziario, famiglie….meno del 70 per cento di questa somma ogni anno è messa in circolazione, e dunque un 30 per cento – una somma non indifferente, considerato che parliamo di euro e non di lire – va ad innaffiare le contrade di altre aree. La percentuale di denaro impiegato corrisponde – guarda caso! – a quella dei cittadini che in vent’anni hanno lasciato la provincia in cerca di lavoro altrove, e cioè verso quelle zone dove è stato impiegato quel 30 per cento dei nostri depositi. Sembra un caso pirandelliano, ma con Pirandello rispondiamo: Cosi è se vi pare. Non è un fatto secondario se 60 mila agrigentini sono andati via, in questi 20 anni, e sono andati via i giovani, cioè coloro che avrebbero potuto accelerare i consumi nella ricostruzione delle case abitative, nel vestiario, nei prodotti di qualità….Il risultato desolante è sotto gli occhi di tutti, e le prospettive non sono rosee.
Il giudizio etico, piaccia o meno, nei confronti di questi nuovi istituti, in rapporto allo sviluppo del territorio, è negativo, a differenza del periodo precedente quando quasi il 95% dei depositi veniva reinvestito per facilitare la circolazione di quella moneta che avrebbe consentito utile e deposito. Tuttavia, durante l’incontro, è stato messo in evidenza che non bisogna scegliere la strada della contrapposizione, di essere contro, ma quella di essere per – come ha evidenziato Enzo Di Natali responsabile della rivista-, e in questo caso per un’economia solidale.
Chiunque è chiamato ad affrontare il tema della povertà, disoccupazione ed emigrazione in provincia di Agrigento – il discorso vale per la Sicilia – non può ignorare questo dato sia come numero sia come fatto etico, al quale è legato un’altro aspetto: il dovere di conoscere l’uso etico di quel 30 per cento di denaro impiegato altrove, per non commettere il peccato di collaborazione indiretta al male.
Dopo questo primo appuntamento, la rivista ha in programma altre iniziative: a Luglio con i sindacati e a nel mese di Settembre con i Sindaci.












