Il Tribunale di Palermo ha condannato il Ministero della Salute al risarcimento del danno in favore degli eredi di una donna di Agrigento contagiata a causa di trasfusione di sangue infetto da epatite C e poi deceduta per sopravvenuta cirrosi epatica. La sentenza di condanna arriva al termine della causa civile intrapresa dagli eredi della donna, che a seguito di una trasfusione di sangue praticatale nel 1985 presso l’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento aveva contratto il virus dell’epatite C che, successivamente evolutasi cirrosi epatica, ne ha determinato la morte. I tre eredi privati dall’affetto più caro, hanno intrapreso una causa civile contro il Ministero della Salute, ritenuto responsabile di non avere adeguatamente assolto il compito istituzionale di vigilare sulla raccolta e sulla distribuzione del sangue e degli emoderivati da destinare alle trasfusioni. Il Ministero della Salute, assistito dall’Avvocatura di Stato, si è difeso sostenendo che in capo allo stesso non poteva riconoscersi alcuna colpa nella causazione del danno, in quanto all’epoca della trasfusione, effettuata nel 1985, il virus dell’Epatite C non era stato ancora classificato; dunque, non essendo ancora conosciuto dalla Comunità Scientifica non sarebbe stato possibile prevenirne la diffusione. Il Tribunale di Palermo, accogliendo la diversa tesi sostenuta dai legali dei danneggiati, avocato Angelo Farruggia e Annalisa Russello del Foro di Agrigento, ha condannato il Ministero della Salute a risarcire in favore degli eredi della deceduta A.G., la somma complessiva di 907.000 euro. L’avvocato Angelo Farruggia, nel commentare la sentenza evidenzia come malgrado le gravi sofferenze ed i costi per le spese mediche e le trasferte in centri specializzati, spesso i danneggiati da epatite C post-trasfusionale sono costretti ad aspettare numerosi anni prima di ricevere l’indennizzo previsto dalla legge o il risarcimento del danno da parte dello Stato e, frequentemente, sia per i tempi della giustizia civile che per il ritardo, talora di anni, con cui il Ministero della Salute ottempera alle condanne, muoiono senza neppure riscuotere quelle somme che, se da un lato non restituiscono al danneggiato la salute, dall’altro gli rendono giustizia del danno patito senza loro colpa. E’ arrivato il momento che lo Stato, dia ascolto alla voce di una miriade di danneggiati che invocano l’attuazione del progetto transattivo, relativo alla chiusura del contenzioso instaurato da tutti i contagiati per trasfusione di sangue infetto, allo stato rimasto lettera morta.