Il tesserato, il simpatizzante, l’elettore del PD siciliano è confuso. Un terremoto politico che ha riempito i giornali in queste ultime settimane e che ha escluso dal dibattito i fautori reali del successo di Crocetta e del Partito Democratico alle ultime elezioni regionali.
Proprio così. I veri artefici che hanno condotto il centro-sinistra a governare la Regione Sicilia e che oggi sono ai margini, impotenti ad assistere ad un tira e molla di dichiarazioni, di prese di posizione, di accuse e di smentite.
Nonostante cambino i protagonisti, la politica continua imperterrita ad utilizzare il consenso ottenuto ad uso e consumo di gruppi dirigenti o rappresentanti delle istituzioni, che non si curano affatto del sentire e del volere di chi li ha votati.
Il Presidente Crocetta ha preso i voti del PD; ha avuto il sostegno incondizionato dei circoli del PD e dei suoi dirigenti locali; ha sempre sostenuto di essere del PD e oggi ci fa sentire disorientati perché chi è rimasto nei circoli, chi ha continuato nel territorio a difendere il progetto condiviso si sente orfano.
Da subito l’idea del Megafono ha creato confusione. I circoli si sono ritrovati a non essere il punto di riferimento del Presidente sul territorio, sono rimasti ai margini. Molti di noi oggi vivono con frustrazione la situazione politica regionale. Siamo passati dall’idea della rivoluzione, dall’agognata possibilità di una sinistra al governo siciliano ad un senso di impotenza e di non appartenenza.
D’altro canto anche i nostri cari dirigenti regionali hanno gestito, a mio modo di vedere, in modo improvvisato l’insofferenza di venire esclusi da scelte importanti; relegati a un ruolo secondario, hanno reagito con rabbia, trascurando anche loro di ascoltare quella che una volta veniva definita la “base”.
Al punto in cui siamo sarebbe opportuno che proprio dai circoli, dal territorio venisse fuori una proposta politica che convogliando il disagio e la rabbia, rendesse possibile tornare a credere ad un centro-sinistra capace di governare; se non proprio di una rivoluzione, magari ci si potrebbe accontentare di un cambiamento reale di una regione che rischia di continuare a essere “una bella signora ricca di fascino, ma incapace di trovare il vero amore!”
Dal territorio dovrebbe partire un monito ai “contendenti” per ricordare, è necessario evidentemente, che è agli elettori che bisogna dar conto, che il gioco delle tessere, dei nuovi uomini di potere che si affannano a salire sul famoso carro del vincitore, non possono e non debbono sostituire chi al progetto ha creduto da sempre e per questo ha subito, patito, sopportato, lavorato. Un po’ di rispetto grazie.
Peppe Zambito
Circolo PD di Siculiana
















