L’ormai ex commissario dell’Asp di Agrigento, Salvatore Messina, si difende e dice la sua dopo la rimozione  disposta dalla Regione. In una stanza dell’ordine dei medici di Agrigento ha accolto la stampa con cartelle e documentazioni, annuciando  ricorso e , dunque, che agirà per vie legali: “questo solo per difendere la mia persona, il mio onore”, ha detto. Messina ha aperto la conferenza analizzando le condizioni economiche e funzionali dell’Azienda, a suo dire , migliorate da quando è commissario. Secondo la delibera ufficiale, Messina sarebbe stato cacciato per tre motivi : un contenzioso con una donna e la perdita del proprio nascituro, con conseguenti disfunzioni assistenziali. Contenzioso, secondo Messina, assolutamente non imputabile alla sua persona, oltre all’assurdità della richiesta di provvedimenti nei confronti del medico coinvolto, perché, sempre secondo Messina, questi si era già destituito dalla carica. Il secondo motivo riguarda la banca del sangue cordonale, trasferita a competenze Asp nel 2012 e imputata di malfunzionamenti ascrivibili a gestione precedente. Punto tre, l’accusa di inadempienza rispetto alle procedure antimafia.

Secondo Messina : “attorno a lui si sarebbe scatenato un moto di assassinio professionale, e di sciacallaggio, politico.


Trovo estremamente disdicevole questo sistema di attacco frontale con il tentativo di infangare l’onestà della gente e per questo mi tutelerò nelle sedi più opportune. Se mi avessero chiesto per qualunque motivazione di andare via, io avrei lasciato il mio posto senza problemi”.