Il pubblico ministero Giacomo Forte ha chiesto la condanna a 9 mesi di reclusione per l’ex sindaco di Licata Angelo Graci, nel processo “Sorgente”, che si sta celebrando con il rito ordinario, dinanzi alla prima sezione del Tribunale di Agrigento, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni. La vicenda risale al 2008 quando l’allora primo cittadino, accusato di tentata concussione, avrebbe chiesto un posto di lavoro per due suoi figli alla “Girgenti acque”, amministrata allora da Giuseppe Giuffrida. Graci, che è difeso dagli avvocati Gianfranco Pilato e Nino Casalicchio, secondo il Pm avrebbe pressato oltre misura Giuffrida, affinchè ottenesse i due posti di lavoro. Con l’indagine Sorgente del sei ottobre del 2010 condotta dalla Polizia di Canicattì gli investigatori fecero luce, attraverso una minuziosa attività di intercettazioni ambientali e video-riprese su una fitta reti di spacciatori oltre che consumatori di droga, in particolare cocaina. Il centro dell’attività di spaccio e di consumo era il consorzio Tre Sorgenti di Canicattì al cui interno sono state ripresi diversi episodi di cessione di stupefacenti, nonché di consumo di droga. In questo processo sono anche imputati due giovani canicattinesi per spaccio di droga: Fabio Corbo e Salvatore Gettino rispettivamente di 27 e 31 anni, difesi dall’avvocato Calogero Meli, per i quali il Pm Forte ha chiesto la condanna a 4 anni e mezzo di reclusione. Da quell’indagine sullo spaccio si aprirono altri tronconi di inchiesta che hanno portato alla sbarra prima l’ex sindaco di Racalmuto e adesso l’ex primo cittadino di Licata. Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 17 aprile per le arringhe difensive degli avvocati Gianfranco Pilato e Nino Casalicchio, per Graci e Calogero Meli per gli altri due imputati.