9046-GELA_2“La Madonna è malata di cancro”, è il monito che il parroco di Gela, don Giuseppe Fausciana, ha lanciato ai cittadini gelesi per puntare i riflettori sulla questione sanitaria. “E’ una vera emergenza – dice a Siciliainformazioni, don Giuseppe –. A Gela abbiamo un altissimo tasso di mortalità per cancro e, neanche i santi si salvano! Non ricordo più quando è stato l’ultimo funerale celebrato, che non fosse affetto da questo male. Abbiamo bisogno di una struttura sanitaria migliore. Ci appelleremo al premier Renzi”.

“Qui anche la Madonna è malata di cancro”, una provocazione ruvida ma coraggiosa, lanciata da Don Giuseppe Fausciana, che ha scosso gli animi dei compaesani, dei medici e di quanti, dai paesi limitrofi – più di un migliaio- hanno aderito spontaneamente alla fiaccolata notturna che si è svolta lo scorso 31 maggio, nel comune nisseno.


“E’ un percorso che ripetiamo ogni anno – continua don Giuseppe -. Abbiamo scelto di farlo di notte per dare la possibilità a molti di partecipare”. Un pellegrinaggio lungo quattro chilometri, percorso come ogni anno, l’ultimo giorno del mese di Maggio, dalla rotonda est di Macchitella, detta anche Porta della Pace, sino al santuario di Bitalemi, alle porte della Raffineria Eni, di Gela.

“L’anno scorso la nostra Madonna ha vestito i panni della sindacalista perché volevamo riflettere sull’emergenza lavoro. – afferma don Giuseppe – Quest’anno però, ho ritenuto necessario puntare i riflettori sull’urgenza sanitaria, e come ogni madre che farebbe qualsiasi cosa per il proprio figlio, anche la Madonna, quest’anno si alletta con i suoi pargoli ammalati”. Un incitamento che incarna l’urlo disperato di tutte le madri di Gela che piangono i loro figli. “I nostri malati hanno bisogno di attrezzature e presidi ospedalieri efficienti. Senza interminabili liste d’attesa che sono ulteriori sofferenze per chi già è stremato dalla malattia”.

La città gelese, secondo l’Oms Europa (organizzazione mondiale della sanità) è in testa nella speciale classifica europea per il fenomeno di malformazioni neonatali (bambini nati senza un sesso definito, con sei dita, senza palato, con teche craniche abnormi). Da novembre 2012 è in atto un’inchiesta della Procura di Gela.

“Molti esperti hanno cercato di approfondire la questione delle raffinerie ENI e la correlazione tra il numero crescente di malati e la presenza delle raffinerie – afferma don Giuseppe -. Non si riesce ancora a dare un giudizio obiettivo sulla causa di questi fenomeni. In una raffineria, certamente non si fabbricano caramelle – continua –. Occorre una cultura ambientale e una cultura industriale perché bisogna pensare anche a preservare i posti di lavoro”.

Occorre una cultura ambientale, come dice don Giuseppe, e norme di sicurezza adeguate per le quali, in sostanza, non si debba scegliere tra il lavoro e la morte. “Non ci fermeremo- continua il coraggioso giovane parroco Don Giuseppe, molto amato dalla comunità gelese e dai suoi giovani studenti che amichevolmente lo chiamano’ parrì’, con i quali ha affrontato anche la tematica, discussa in queste ore, della legalizzazione delle droghe leggere –. No fermo da parte mia. Bisogna dare opportunità ai giovani, e non giocare a ribasso, ne essere accondiscendenti su queste questioni. Noi non ci fermeremo. – continua – Con i miei studenti scriveremo una lettera al premier Matteo Renzi per far luce sulla questione sanità, a Gela”.

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