E’ stato dedicato alle famiglie il discorso pronunciato, in piazza Cavour, dall’Arcivescovo Francesco Montenegro al termine della processione del Corpus Domini.
Testo dell’omelia. “Siamo qui, Signore, come ogni anno, ad aprirti il nostro cuore. Questa Tua famiglia agrigentina si ferma davanti a Te per mettere con fiducia nelle Tue mani le sorti del suo futuro insieme con la pesantezza del suo presente.
I nostri occhi sono puntati su di te. Su Te che sei l’Amore. Solo domenica scorsa abbiamo fatto memoria del mistero della SS. Trinità: mistero su cui si fonda la nostra fede in un “ …Dio che ama tanto…”, che è famiglia, comunità, festa.
Ma, Signore, per noi non è facile amare. Tu lo sai, non sempre ci riusciamo! Benché tu ci doni con l’Eucaristia il tuo amore, noi questo amore spesso non riusciamo né a fermarlo dentro di noi, né a donarlo a chi ci è vicino. Eppure, facendoti pane da mangiare, Tu ci entri dentro, ci impregni di Te, del tuo sapore, del Tuo odore di pane…
Signore, forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che mentre siamo certi della Tua presenza nelle chiese, lo siamo meno quando siamo fuori, dico questo perché in giro non si sente molto profumo di Pane fresco d’amore, penso il modo particolare alle famiglie, là dove si dovrebbe continuare la storia del pane che si spezza pe amore … La colpa non è degli odori dei tubi di scappamento delle macchine, ma dei nostri pensieri, delle nostre parole spesso non benevoli che inquinano l’aria che respiriamo e la vita che viviamo. Eppure siamo figli, andiamo in chiesa e l’altare ci fa figli, fratelli, famiglia…
Signore, siamo riconoscibili come tua famiglia? Ti senti di casa nelle nostre famiglie cristiane? Dentro le nostre case dove Ti portiamo alla fine di ogni messa, senti il Tuo profumo?
Dietro i muri della nostra rispettabilità e delle nostre case, spesso si parla un linguaggio diverso da quello che Tu ci suggerisci. Dentro tante case c’è buio. Molti cuori sono cupi, delusi, arrabbiati… E non è solo per i problemi di lavoro o di salute che tolgono il respiro e la voglia di andare avanti. No, non è solo per la fatica di vivere che molti volti stentano a sorridere, e gli occhi non riescono a brillare di quella luce che tu hai messo dentro il cuore dei tuoi figli. Anzi le lotte, gli ostacoli, i dolori qualche volta riescono a rinsaldare sentimenti e legami… In famiglia si riescono ad affrontare le difficoltà se ci si sente sostenuti dall’amore promesso all’altro nel giorno del matrimonio. Il “SI” d’amore detto quel giorno, dovrebbe essere rinnovato quotidianamente, e ogni difficoltà dovrebbe fare stringere ancora di più le persone, perché se il timone è tenuto da più mani, la rotta non si perde e le onde non travolgono. E invece le tempeste che irrompono travolgono ragioni traballanti tenute insieme da collanti di pessima qualità e di poca durata.
Tu, Signore, capisci queste situazioni e ci offri il Tuo Pane, come medicina che sana le ferite e come vigore che fortifica… Il Tuo è un “collante” doc… E invece in molte famiglie cristiane ci si continua a trincerare in un individualismo esasperato che cerca nella sopraffazione e nell’annullamento dell’altro la propria forza. Com’è possibile che le “proprie” ragioni debbano prevalere – anche con la violenza, come sempre più avviene – su quelle dell’altro? Molte famiglie più che comunità saldate dall’amore sono solo la somma di più solitudini o di egoismi quanti sono i componenti di esse. E, cosi, ci si arrende, qualche volta subito, pensando di non potercela fare, senza approfittare del tuo aiuto.
Signore, nella Tua Eucaristia ci insegni che il Tuo amore è costante, che non s’interrompe neppure anche quando ti chiudiamo la porta della nostra vita, o opponiamo le barriere del nostro egoismo e delle nostre paure. Tu, Signore, fai sempre per primo il passo verso di noi, e ci chiedi di fare lo stesso. L’amore fa fare sempre il primo passo, fa superare le proprie ragioni.
Dacci coraggio, Signore. Dacci la forza che viene dal cuore. Facci capire che la vera gioia la può dare solo la certezza che l’amore a scadenza o secondo le opportunità non è mai vero. Fa che non ci sentiamo soli ad affrontare la quotidianità della vita. Il giorno del matrimonio ci si sente in due, uniti, una sola cosa. L’altro si vedeva come forza, speranza, sostegno. Da fidanzati e nei primi tempi era bello chiamarsi gioia, amore. Facci capire che non si rimane soli se si è in comunione, se si costruiscono case dove c’è sempre posto per l’amore, e non celle di sopravvivenza giornaliera.
Aiutaci, Signore, a parlare la lingua sgrammaticata dell’amore, quello che va oltre ogni regola, ogni schema, ogni logica… Ma che sa scoprire la gioia del dono. Tu non ti fermi dinanzi alla nostra incomprensione e alla nostra indifferenza, neanche dinanzi alla nostra cattiveria. Aiutaci a tentare di fare come te. Aiutaci a non usare il contagocce con i nostri sentimenti. Liberaci, Signore, dai pesi e dalle ferite che ci impediscono di abbandonarci all’amore, che ci tolgono forza, speranza, ci chiudono dentro noi stessi, ingabbiandoci e mortificandoci.
Hai voluto anche tu una famiglia, ci hai voluto famiglia, ci chiedi di creare e alimentare famiglie che fecondino a loro volta altre vite, altre possibilità di propagare amore con generosità ed abnegazione. Ci rassicuri che se rimani al centro della nostra vita questo è possibile. Facci capaci di riallacciare legami logoranti e logorati, di costruire nuovi varchi a quei rapporti che s’infrangono anche su piccoli scogli, di guardare sempre all’orizzonte che s’intravede.
Chiudo, Signore, dicendoti grazie del pane che continui a offrirci, e chiedendoti di poterci sentire più forti nell’accogliere la fragilità dell’altro, e fare dono della nostra all’altro, con umiltà. Due povertà unite da te possono diventare ricchezza. E fa che il nostro cuore si apra perché ogni famiglia possa diventare lievito di vita e di futuro in questo territorio e nel mondo”.












