Rotte le trattative a Roma tra i sindacati e l’Eni sul nuovo progetto industriale dell’ente petrolifero che prevede anche la riorganizzazione generale degli organici.L’Eni ha denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di raffinato e ha comunicato ai sindacati che garantisce le continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e della propria quota del 50% su quella di Milazzo. In discussione sono invece le 4 raffinerie di Gela, Taranto, Livorno e la seconda fase di Porto Marghera (Venezia), nonché il petrolchimico di Priolo (Siracusa).
Le prospettive più pesanti nell’immediato riguardano Gela: non parte più nessuna delle tre linee di produzione e vengono revocati i 700 milioni di investimenti destinati alla programmata riconversione produttiva. In cambio verrebbe proposto un nuovo progetto come alternativa, ma i sindacati non hanno voluto sentire nemmeno le linee generali della proposta perché, come pregiudiziale, hanno preteso dall’azienda, “il rispetto integrale degli impegni sottoscritti appena un anno”.
Delusione e rabbia a Gela tra i lavoratori che hanno intensificato i picchetti con cui, da 4 giorni, presidiano le vie di accesso allo stabilimento. Cgil, Cisl e Uil hanno definito il piano dell’Eni un disegno che mette a rischio “l’intero sistema industriale dell’Italia”.
IL MISE. “Capisco le preoccupazioni”, ma “non c’è da fare allarmismi”. Spiega il vice ministro allo Sviluppo, Claudio De Vincenti, sull’insediamento Eni di Gela. L’azienda, spiega, “ha dato indicazioni importanti sull’intenzione di investire”, perciò “ho invitato Eni a presentare quanto prima un vero piano industriale”.
De Vincenti, al termine della riunione che si è tenuta al ministero dello Sviluppo economico, ha quindi sottolineato di comprendere i timori espressi dal “presidente Crocetta” e “che trovano sensibile il Governo”, tuttavia ha invitato a non cedere agli allarmismi. All’incontro, fa sapere il ministero, oltre al governatore della Regione Siciliana, ha preso parte anche una delegazione dell’Eni. Il confronto comunque continuerà e, spiega De Vincenti, “è già stato messo in agenda per i prossimi giorni un nuovo appuntamento”.
I LAVORATORI. Stamani, gruppi di lavoratori si sono spostati ai cancelli della consociata dell’Eni, “Green Stream”, con l’obiettivo di bloccare il gas che proviene dalla Libia attraverso il metanodotto sottomarino, fermando l’attività nel terminale di arrivo e di rilancio del metano, destinato alla rete nazionale. Ma già da ieri sera, dopo la rottura delle trattativa, le maestranze gelesi non lasciano transitare più nessuno, nemmeno i turnisti che avrebbero dovuto dare il cambio ai colleghi che hanno lavorato durante la notte.
“Se l’Eni vuole la guerra a Gela l’avrà su tutti i campi, non solo nella raffinazione ma anche nella ricerca dei giacimenti, nell’estrazione del petrolio e nell’approvvigionamento del metano”, hanno detto i lavoratori. L’obiettivo è quello di non far transitare nè il personale turnista addetto alla conduzione dell’impianto nè i mezzi della manutenzione, in modo da costringere l’azienda, per motivi di sicurezza, a chiudere le valvole del gasdotto e a fermare la stazione di pompaggio che immette il metano libico nella rete nazionale.
L’orientamento generale è quello di lasciare il posto di lavoro dopo 16 ore di attività, così come prevedono sia il contratto che le leggi in materia. A rischio la sicurezza in fabbrica, dove, anche se gli impianti produttivi sono fermi, sono attivi quelli che producono utilities indispensabili ai delicatissimi sistemi di controllo di apparecchiature, serbatoi macchine.
Fra qualche giorno si potrebbero fermare le pompe di estrazione del petrolio dei giacimenti di Gela perché, in conseguenza del blocco del porto e delle spedizioni, i serbatoi di raccolta dei centri oli sono ormai quasi pieni. Le segreterie provinciali di Cgil Cisl e Uil del nisseno hanno deciso, al termine dell’attivo di tutte le categorie riunito a Gela, di effettuare entro il 20 luglio uno sciopero generale territoriale con manifestazione popolare, in difesa degli assetti produttivi e occupazionali della Raffineria. La data sarà fissata nei prossimi giorni.
Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, al termine della riunione al ministero per lo Sviluppo, è furioso. “La Regione siciliana chiederà un risarcimento miliardario se l’Eni confermerà nel piano industriale l’intenzione di abbandonare la Sicilia, chiudendo gli stabilimenti di Gela o Priolo. Sono preoccupato per le scelte antimeridionaliste e siciliane da parte dell’Eni, si prevedono solo tagli nel Mezzogiorno, questo è totalmente inaccettabile. Ora aspettiamo che l’Eni consegni il piano industriale, ma se l’intenzione è chiudere Gela e Priolo la Sicilia non ci sta”.
“Non possiamo non rimarcare che in Sicilia le scelte industriali, per il livello di alterazione ambientale prodotta, sono ormai irreversibili: la chiusura degli impianti significherebbe la desertificazione di una intera zona” aggiunge Crocetta.
“La Sicilia non può essere trattata come un limone, da un lato contribuisce col 70% alla produzione di petrolio estratto in Italia mentre si continuano a chiedere nuove autorizzazioni per i pozzi e dall’altro si pretende che poi la raffinazione venga fatta al Nord Italia: questa è una scelta inqualificabile”. Per il governatore “la chiusura a Gela danneggerebbe non solo l’occupazione ma anche la Regione per i mancati introiti legati alle attività produttive”.
“La Regione non permetterà la chiusura di alcun impianto dell’Eni sulla base di piani futuristici e promesse d’investimenti. Prima l’Eni investa, bonifichi le aree e tutto questo comporta dei tempi. Non si ripeterà più quanto accaduto a Termini Imerese con la Fiat, questo giochetto l’abbiamo già subito, un film già visto”.
Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, al termine della riunione al Mise. Crocetta spiega che il governo Renzi “ha manifestato solidarietà alla Regione e ai lavoratori, chiedendo che prima di ogni discussione l’Eni presenti il piano industriale, salvaguardando tutti i posti di lavoro”.


















