Sarà necessario l’esame del Dna, per stabilire se i resti carbonizzati rinvenuti giovedì mattina all’interno di una Lancia Lybra, completamente bruciata ritrovata in fondo ad una scarpata nei pressi delle linea ferroviaria in contrada “Salice” tra Canicattì e Serradifalco, siano quelli o meno di Gioacchino Parla, 56 anni. Infatti, sino a quando il perito nominato dalla Procura di Caltanissetta ieri mattina, non eseguirà questo esame non si potrà avere la certezza che quei resti appartengano al panettiere originario di Canicattì che da tempo si era trasferito nel comune del nisseno dove aveva aperto un forno poi ceduto in gestione al figlio.
Giovedì, infatti, i familiari a causa del corpo reso irriconoscibile dal fuoco, non hanno potuto effettuare l’identificazione ufficiale. Le fiamme, in pratica hanno cancellato tutto. Si tratta di una prassi quella dell’esame del Dna che darà l’ufficialità anche perché gli inquirenti hanno pochissimi dubbi che i resti appartengano proprio al cinquantaseienne residente a Serradifalco. L’inchiesta è coordinata dalla Sostituto Procuratore del Tribunale di Caltanissetta Di Pasquali e condotta dagli agenti della polizia ferroviaria di Agrigento e dai colleghi di Canicattì.
Il Sostituto, ha già nominato l’esperto il quale oltre ad effettuare l’esame del Dna sui resti rinvenuti l’altro ieri eseguirà anche l’autopsia che stabilirà le esatte cause del decesso. La pista che viene seguita dagli investigatori per fare luce su quello che è avvenuto rimane quella dell’incidente. Escluse altre ipotesi come quella dell’omicidio.












