71686_388523_cgil_23_58_7275037_medium-300x200Ha preso il via dal museo civico di Gela il corteo dei lavoratori del petrolchimico e dell’indotto dello stabilimento Eni, per protestare contro la paventata chiusura del sito. In corteo almeno ventimila persone, secondo i sindacati, operai con bandiere di tutte le sigle sindacali della categoria, c’è anche la sezione Marinai di Gela. A chiudere la manifestazione tir del settore agroalimentare. Il lungo serpentone si è diretto in piazza Umberto, per l’intervento della Camusso. Lungo tutto il tracciato manifesti con la scritta: “Il lavoro è l’unica forma di libertà dell’uomo”.

In testa al corteo la leader della Cgil, Susanna Camusso, e il segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava, accompagnati dai rappresentanti territoriali dei sindacati e numerosi rappresentanti dei comuni, del consiglio comunale di Gela e dei centri limitrofi. In piazza non solo lavoratori, ma anche tantissimi cittadini e monsignor Rosario Gisana, nuovo vescovo di Piazza Armerina.


Per la Camusso, “è indubbio che il piano che l’Eni ha presentato è particolarmente pesante oltre che sbagliato rispetto a tutto il Mezzogiorno, ma questa è esattamente una delle ragioni per cui chiediamo invece all’Eni una politica industriale di sviluppo che parta dal salvaguardare questo territorio e questa raffineria che è uno dei territori più infrastrutturato d’Italia. Non si capisce perché in un Paese che un drammatico problema di infrastrutture si cominci ad abbandonare proprio quello che le infrastrutture le ha”.

“È chiaro che alcune grandi vertenze che sono concentrate sulla Sicilia hanno determinato una grande incertezza rispetto al futuro e sicuramente non hanno aiutato a colmare quella distanza che già c’era fra presente industriale e futuro industriale, e questa è una ulteriore ragione per dire che rispetto a Gela non solo non si può smantellare ma bisogna moltiplicare gli investimenti”, ha continuato il segretario generale della Cgil.

“Il nostro obiettivo è che ci sia un altro piano industriale che parta dalla conferma degli investimenti convenuti l’anno scorso, che aggiunga investimenti, che continui a fare in questo impianto di grande qualificazione di raffinazione di petrolio che si estrae e che abbia anche grande attenzione all’ambiente e alla prospettiva del territorio”.

Alla domanda se c’è il rischio che Gela possa trasformarsi in un’altra Termini Imerese, la Camusso ha detto: “Termini Imerese, sia per la Regione Sicilia, sia per il ministero dello sviluppo economico, rappresenta l’incapacità di dare attuazione a un progetto di reindustrializzazione tante volte annunciato. Questo significa non avere un’idea di cosa farà questo Paese. L’industria è stata ampiamente ridimensionata. Ormai siamo più vicini alla soglia critica che alla tranquillità di rimanere il secondo paese industriale d’Europa”.

Un appello all’Eni a tornare sui suoi passi, un messaggio al governo Renzi. E la proposta al governo regionale di utilizzare le royalties petrolifere incassate, per lo sviluppo delle aree interessate. Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, dal palco allestito in piazza a Gela lancia segnali. All’Eni. Al governo nazionale e a quello regionale. E ribadisce “le ragioni di un’intera comunità”.

“Qui in piazza – dice durante il comizio – non c’è semplicemente il sindacato ma con il sindacato, un movimento di popolo. È la comunità intera del territorio che lotta con dignità insieme a quella siciliana, per difendere il lavoro in un’economia vera fatta di investimenti strategici, in un’economia reale e produttiva fatta di grandi gruppi industriali affidabili”.

Da qui, l’appello e un monito. “Non lasciateci soli”, esorta Bernava. “Mi rivolgo all’Eni che deve fare di più: – continua – Deve tornare sui suoi passi, ripartire dall’accordo del 2013 e dal piano industriale che era alla base dell’intesa siglata in prefettura da tutte le parti sociali, dalle istituzioni e dall’azienda. Investire i 700 milioni del piano concordato. L’Eni deve rimettere subito in moto gli impianti per riportare serenità a questi lavoratori, a questa società e a questo popolo, avviando un confronto nel segno del reciproco ascolto”.

Quindi il messaggio al governo nazionale. “Il governo Renzi – insiste Bernava – ha il compito di pensare a politiche industriali ed economiche. Il piano Renzi per il Mezzogiorno parta da qui, da Gela, rendendo possibili processi di investimento e accompagnando la riqualificazione dell’area dell’Eni”.

“Noi non permetteremo assolutamente lo smantellamento dello stabilimento nè la riduzione dei posti di lavoro. L’Eni non può pensare assolutamente di spremere Gela come un limone e noi non lo permetteremo”, ha detto il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, che sotto il palco si è unito al corteo di lavoratori in sciopero. “D’altra – prosegue Crocetta – parte della linea del governo regionale ha permesso anche al governo nazionale di prendere una posizione intransigente. Mercoledì saremo a Roma e canteremo bello chiaro all’Eni che qui non si chiude, che qui si va avanti. Se la linea dell’Eni dovesse essere dura noi saremo ancora più duri”.