eolico_offshore_danimarca_1Il Comitato  No P.E.O.S. di Gela esprime profonda soddisfazione per l’esito della camera di consiglio tenutasi il 3 settembre scorso presso il T.A.R. Lazio – Roma, nell’ambito dei giudizi incoati dall’associazione Archeoclub d’Italia sede di Gela, Legambiente sede di Gela, e Triskelion e dal sig. Roberto Chiaramonte Bordonato in proprio (quale proprietario del castello di Falconara) e nella qualità della società Top Service Due s.r.l., proprietaria del Falconara Resort, tutti rappresentati e difesi dagli Avv.ti Giovanni Puntarello e Chiara Modica Donà dalle Rose.
La camera di consiglio in questione, infatti, era stata fissata  per decidere sulla richiesta  di sospensione dell’efficacia esecutiva degli effetti del provvedimento di concessione unica rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 febbraio 2014, mercé il quale è stata autorizzata la realizzazione di un parco eolico off shore nel golfo di Gela in favore della società Mediterranean Wind Offshore, proprio nelle acque che si trovano dinanzi il Castello di Falconara.
Nell’ambito dei detti giudizi, è intervenuta ad adiuvandum l’associazione Italia Nostra Onlus,  ugualmente rappresentata e difesa dagli Avv.ti Giovanni Puntarello e Chiara Modica Donà dalle Rose, evidenziando come sulla questione la Commissione Europea abbia rivolto alle autorità italiane una richiesta di Eu Pilot (procedura che precede quella di infrazione), in relazione al mancato rispetto della Direttiva Habitat.
Infatti, come già evidenziato dai due  legali, nell’ambito dei ricorsi introduttivi dei predetti giudizi, il parco eolico offshore ricadrebbe proprio all’interno di un corridoio migratorio interessato anche da molte specie di avifauna a rischio di estinzione (tra cui la moretta tabaccata).
In considerazione dell’atto di intervento  ad adiuvandum promosso da Italia Nostra e delle ultime difese svolte in favore dei ricorrenti, la società Mediterranean Wind Offshore ha chiesto di poter saltare la fase cautelare, depositando, alla camera di consiglio del 3 settembre, un formale impegno a non realizzare i lavori, fino a quando la causa non sarà decisa nel merito.
I detti legali hanno accettato la proposta fatta in udienza, posto che attraverso l’impegno assunto dalla società, è stato raggiunto lo stesso risultato dell’accoglimento della misura cautelare.
I lavori, pertanto, al momento risultano bloccati, e di conseguenza il golfo di Gela ed il castello di Falconara possono considerarsi salvi.
In ogni caso il comitato confida nel positivo accoglimento, nel merito, dei ricorsi in questione  posto che, in caso contrario, i danni che si arrecherebbero all’ecosistema, ai beni archeologici, al paesaggio ed all’economia del territorio risulterebbero assolutamente disastrosi.
Bisogna infatti considerare che il progetto assentito  prevede la realizzazione di 38 aerogeneratori, posizionati a sole due miglia marine dalla costa, aventi un’altezza pari a 138 mt fuori dall’acqua (ben più alti pertanto del Pirellone, che per anni è stato l’edificio più alto d’Italia), e ciò per un area di circa 25kmq
Tale parco eolico verrebbe realizzato proprio nello specchio d’acqua frontistante il castello di Falconara, ovvero dell’ultima delle fortificazioni della costa meridionale siciliana, a vantare ancora un buono stato di conservazione, e perciò meritevole di tutela.
Il pregio paesaggistico dei luoghi è peraltro confermato dall’esistenza di un piano paesistico, che vieta ogni nuova edificazione nell’area interessata dall’autorizzazione in questione.
Ma, gli elementi ancora più gravi, sono determinati dalle seguenti circostanze.
L’area in questione è stata negli ultimi anni oggetto di numerosi rinvenimenti archeologici, soprattutto di epoca ellenica.
In bacino d’acqua in questione, infatti, costituisce un vero e proprio giacimento archeologico, posto che lo stesso è stato teatro di due importantissime battaglie navali, narrate dagli storici Diodoro Siculo e Polibio.
In particolare, secondo quanto narrato dagli storici, la battaglia di capo Ecnomo comportò l’affondamento di diverse centinaia di imbarcazioni che, con ogni probabilità, oggi risiedono sui fondali interessati dal provvedimento autorizzatorio.
Detti fondali, peraltro, hanno il pregio di restituire in ottimo stato di conservazione i beni archeologici ivi rinvenuti, posto che affetti da un particolare fenomeno di spostamento delle dune sottomarine, da cui scaturisce l’inabissamento dei materiali che si depositano sul fondo, materiali che di conseguenza vengono posti al riparo dalla corrosività delle acque stesse.
Bisogna inoltre considerare che l’area in questione costituisce uno dei corridoi più importanti per l’avifauna che dall’Africa migra vero il nord e l’est Europa.
Tale impianto pertanto, rischia di porre a serio repentaglio la sopravviveva anche di numerose specie protette (tra cui la moretta tabaccata predetta) che risultano, oggi, tutelate da numerose convenzioni internazionali.
Infine occorre considerare come l’area in questione sia stata oggetto negli ultimi anni di numerosi investimenti nel settore ricettivo alberghiero.
Poiché detti investimenti traggono spunto dall’incontaminatezza dei luoghi, si comprende come gli stessi siano posti oggi a serio repentaglio dall’intervento assentito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tant’è  che il gruppo Bluserena s.p.a. (che gestisce il Serenuse village) minaccia di licenziare oltre 100 dipendenti; lo stesso saranno costretti a fare i gestori del Falconara resort.
Ci auguriamo pertanto che i giudici amministrativi comprendano l’importanza di preservare i luoghi in questione dall’intervento in questione
IL COMITATO NO P.E.O.S
GOLFO DI GELA