Due soggetti, padre e figlio, nel corso di un’operazione sono stati arrestati dalla Polizia di Stato, perché resisi responsabili del reato di detenzione di armi clandestine e di munizionamento da guerra. Si tratta di P.C., 50 anni, muratore, con precedenti di polizia, e G.C, 25 anni, bracciante agricolo, entrambi di Licata.
Gli arresti, operati dagli agenti della Squadra Mobile di Agrigento e dal personale della sezione anticrimine del Commissariato di Licata, sono frutto di un’intensa attività investigativa posta in essere dai citati uffici investigativi, finalizzata a reprimere il fenomeno illecito di armi nel territorio agrigentino, nel caso specifico nel grosso centro dell’area orientale della provincia. A coordinare le indagini il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, Alessandro Macaluso.
I particolari dell’operazione sono stati resi noti questa mattina nel corso di una conferenza stampa, che si è tenuta negli uffici della Questura di Agrigento. Presenti il capo della Mobile Giovanni Minardi, il vice della Mobile Vincenzo Di Piazza e il dirigente dei Commissariati di Licata e Palma di Montechiaro, Angelo Cavaleri.
L’attività investigativa si è articolata attraverso prolungati servizi di appostamento e pedinamento che hanno consentito di acquisire risultanze indiziarie di assoluta valenza a carico dei due licatesi. L’attività d’indagine ha permesso di sequestrare: una pistola semiautomatica Beretta, con matricola abrasa, calibro 9×21; una pistola semiautomatica marca Belardinelli, con matricola abrasa, calibro 7.65; 21 proiettili cal. 7.65; 21 proiettili cal. 9×21; 11 proiettili cal. 6.35; 11 ogive cal. 6.35; 21 bossoli cal. 6.35; 21 ogive cal. 7.65; 12 bossoli e 5 proiettili per armi da guerra, verosimilmente da pistola mitragliatrice; un bilancio di precisione. Armi e munizionamento saranno sottoposti ad accertamenti balistici.
Parte di quanto sequestrato è stato rinvenuto presso l’abitazione del padre, mentre le due pistole sono state trovate presso un magazzino di sua pertinenza, dove il figlio si era recato durante la perquisizione in casa del padre, inconsapevole che ad aspettarlo c’erano gli agenti della Mobile e del Commissariato licatese.
Sulla base di quanto sequestrato appare verosimile che gli arrestati confezionassero in casa munizionamento per armi di vario calibro. Espletate le formalità di rito i 2 (difesi dagli avvocati Antonino Gaziano e Santo Lucia), sono stati rinchiusi nel carcere di contrada Petrusa.














