Stavano fondendo la plastica di alcune centinaia di metri di cavi elettrici per recuperare il rame. Prima ancora di ultimare il “lavoretto” sono stati bloccati dai carabinieri.
Le manette ai polsi sono scattate per un disoccupato incensurato M.C., 46 anni, originario della Romania, residente a Licata, ritenuto responsabile di concorso dei reati di incendio, ricettazione e combustione illecita di rifiuti. Insieme con l’arrestato si trovava un sedicenne, anche lui rumeno, denunciato in stato di libertà per gli stessi reati, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo.
Il maggiorenne e il minore, poco dopo mezzogiorno di giovedì, si trovavano in via Umberto II, nei pressi dell’argine del fiume Salso, impegnati a trattare i cavi elettrici, bruciando il rivestimento in plastica per asportare il rame.
Cavi che sarebbero stati tranciati e rubati in qualche zona del licatese. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Licata, agli ordini del capitano Marco Currao, impegnati in un servizio di perlustrazione e pattugliamento finalizzato al contrasto dei reati al patrimonio, mentre transitavano una strada a ridosso del corso del fiume, hanno notato una colonna di fumo nero levarsi verso il cielo.
Sicuri che per densità e colore si trattasse del prodotto della combustione di materiale tossico, hanno raggiunto l’area interessata. Giunti sul luogo hanno sorpreso il quarantaseienne e il sedicenne con i cavi di rame, subito posti sotto sequestro.
Immediatamente trasferiti in caserma, il minore è stato affidato alla madre, mentre l’arrestato, espletate le formalità di rito, su disposizione del magistrato della Procura della Repubblica di Agrigento, è stato accompagnato presso la propria abitazione, in regime di arresti domiciliari.












