“Ho appreso con grave dolore e rabbia la notizia della chiusura dell’azienda di Ignazio Cutrò. Ho sperato che questo momento non arrivasse MAI! La storia di una famiglia di imprenditori onesti spazzata via, non per colpa della mafia, bensì a causa del disinteresse e del menefreghismo delle Istituzioni Nazionali e locali. Ma ciò che brucia maggiormente è il silenzio assordante delle associazioni di categoria. Dov’è la Confartigianato, Nazionale, regionale e di Agrigento? Il loro silenzio fa pari alla risposta che Caino diede alla domanda di Dio (“Dov’è tuo fratello?”): “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?” Vogliamo credere, o semplicemente sperare che l’avere appreso la notizia, li abbia temporaneamente sconvolti. Mi auguro che possano presto rinsavire.” questa la dichiarazione di Piera Aiello.
L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia esprime la propria netta contrarietà circa la possibilità di assegnare un vitalizio ai Testimoni di Giustizia. La nostra posizione è da sempre chiara e trasparente: reinserimento sociale e lavorativo attraverso la piena attuazione della Legge Nazionale e Regionale Siciliana. Ogni altra ipotetica soluzione, rischia non solo di fare il “gioco” di chi, anche tra i Testimoni di Giustizia, pensa di trarre un debito profitto, ma anche finisce di fatto per svilire la ratio delle leggi approvate e trasformare un beneficio (reinserimento sociale e lavorativo) in un vero e proprio privilegio.
Il Presidente della Confartigianato ed il Segretario Provinciale Alfonso Vassallo, a seguito della chiusura dell’impresa Cutrò esprimono il loro grande rammarico, “Lo Stato ha avuto la possibilità di dimostrare che fare vivere un’impresa come quella di Ignazio Cutrò era un fortissimo segnale atto a dimostrare la sua Presenza, purtroppo la chiusura della Ditta Cutrò rappresenta un fallimento per tutti e tutti dobbiamo riflettere, auspichiamo un intervento un deciso da parte delle istituzioni nazionali e regionali affinché la famiglia Cutrò possa provvedere alle esigenze economiche” affermano e continua il Presidente Giambrone “appena ho letto questa notizia mi sono commosso, perché la Confartigianato perde un pezzo della sua storia, ricordo ancora le tante sfide che hanno portato la Confartigianato a lottare a fianco di Ignazio, per questo e a nome dell’Associazione che rappresento voglio esprimere un profondo ringraziamento per quello che ha fatto, grazie Ignazio”.
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Caro Ignazio,
Siamo i ragazzi della Consulta Giovani di Capaci, gli stessi che ti hanno invitato quasi un anno fa nel nostro paese per ascoltare la tua triste testimonianza.
Abbiamo appreso, in questi giorni, dai giornali che sei stato costretto a chiudere la tua attività per i debiti che non riesci a pagare e perché, ancora una volta, sei stato lasciato solo.
I sentimenti che adesso proviamo sono rabbia e delusione perché noi, insieme a te, abbiamo sperato in un cambiamento, in un miglioramento della tua difficile situazione e abbiamo creduto che lo Stato, prima o poi, ti avrebbe aiutato a risollevarti.
Perché crediamo che insieme a te ed a persone che credono nel futuro possiamo cambiare la nostra Terra.
Lo stesso Stato che, come c’insegnano a scuola, dovrebbe garantire i nostri diritti, dovrebbe proteggerci ed aiutarci quando ne abbiamo bisogno, quello che ci dicono essere contro la mafia e ci incoraggia a sporgere denuncia. Ma ormai sta restando un semplice esempio di scuola.
Ricordiamo ancora che, con grande determinazione, hai affermato che denunciare i propri estorsori non deve essere considerato un atto fuori dal comune, ma la normalità, qualcosa che dovrebbero fare tutti perché, solo se tutti cominciano a liberarsi dalla schiavitù del pizzo, possiamo finalmente affermare la vittoria della legalità.
Noi abbiamo fatto tesoro della tua testimonianza, o almeno ci proviamo tutti i giorni.
Abbiamo ammirato il tuo coraggio nel voler rimanere in questa terra bellissima ma disgraziata; sei andato contro tutti quelli che ti dicevano di abbandonare la Sicilia, ma tu non te ne sei andato, dimostrando di essere più forte e di amare veramente il tuo luogo natale.
Del resto come stiamo facendo noi, noi ragazzi che resistiamo in questa terra che ogni giorno quando ti alzi ti suggerisce di scappare.
D’altronde, come dici tu, se tutti cominciano ad andarsene, chi rimarrà qui a cambiare le cose?
L’onestà è uno dei valori che deve stare alla base del nostro vivere quotidiano, nel lavoro, nei vari rapporti sociali e soprattutto nelle istituzioni e tu, caro Ignazio, ci hai insegnato che bisogna esserlo anche quando tutti sono ostili ai nostri modi di fare o alle nostre idee.
Se è vero che chi si comporta in maniera giusta, prima o poi, avrà la sua ricompensa, noi speriamo che il tuo grido di disperazione possa essere ascoltato
finalmente e che tu possa avere l’aiuto che meriti per poter cominciare una vita migliore.
Noi speriamo in un intervento immediato da parte delle istituzioni perché è ingiusto che un cittadino modello come te debba pagare perché ha compiuto il suo dovere civico, oltre che morale.
E’ invece dovere nostro fare in modo che la tua storia non venga dimenticata e starti accanto per darti sostegno perché noi non ti lasciamo da solo.
Noi siamo e saremo sempre dalla tua parte perché crediamo ancora che la tua storia possa avere un finale felice.
Continua ad essere l’uomo che sei, semplice ed onesto.
Forse non migliorerà la tua situazione, ma devi sapere che per noi sei l’esempio, la forza per poter continuare, nel nostro piccolo, a lottare per questa terra. Sicuri di vincere.
Con stima e grande affetto.
In culo alla mafia sempre.
La Consulta Giovani di Capaci












