Un vasto traffico di reperti archeologici è stato scoperto dai Carabinieri. L’organizzazione crimiinale aveva la sua base in provincia di Caltanissetta e si sarebbe anche occupata di realizzare alcuni falsi per venderli come opere autentiche: sedici le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta ribattezzata “Demetra”, accusate a vario titolo di associazione a delinquere e ricettazione. I componenti dell’organizzazione si occupavano di trafugare i reperti archeologici effettuando scavi clandestini tra le province di Caltanissetta ed Agrigento. Gli oggetti antichi di produzione greca e romana, risalenti soprattutto al IV-V secolo avanti Cristo, erano destinati ad essere venduti a collezionisti del nord Italia. Persone facoltose che avevano la possibilità di spendere cifre cospicue per assicurarsi oggetti di valore come anfore, statuette, vasi, monete e lucerne. Gli acquirenti sarebbero stati consapevoli della provenienza illecita dei beni. Oltre mille i reperti archeologici che i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo ed i colleghi del Nucleo investigativo di Caltanissetta hanno sequestrato nel corso di perquisizioni effettuate tra Sicilia, Piemonte, Liguria e Veneto: “Parliamo di beni dal valore inestimabile – ha spiegato il procuratore Sergio Lari nel corso di una conferenza stampa – basti pensare che soltanto una delle ottocento monete ritrovate, su cui è impressa la figura dell’aquila di Akragas, potrebbe avere un valore di circa un milione di euro“.












