20 giorni fa insieme al Segretario Generale della FILLEA CGIL Sicilia Franco TARANTINO, quello di Agrigento Vito BAGLIO, abbiamo incontrato Ignazio CUTRO’, l’imprenditore Agrigentino che ha denunciato e fatto condannare i suoi estortori e che, nei giorni scorsi, ha annunciato la chiusura della sua Azienda.
Un gesto piccolo per portare personalmente la solidarietà e la vicinanza della FILLEA e della CGIL ad Ignazio Cutrò ed alla sua famiglia.
Gli abbiamo offerto, solo quello che potevamo: la disponibilità della nostra Organizzazione a compiere ogni gesto ed ogni azione utile che portasse ad una riconsiderazione della scelta che Ignazio Cutrò ha dovuto dolorosamente prendere.
Abbiamo avuto modo di dire che per Noi, Ignazio Cutrò è un simbolo, il simbolo di un Imprenditore che ha deciso di non sottostare al ricatto mafioso e sono diventati “testimoni di giustizia”.
Noi riteniamo abbia il diritto di restare nella loro terra e di continuare la propria attività economica ed uno Stato che non riesce a garantire questo diritto è uno Stato che viene meno ai propri doveri.
E questo non possiamo consentirlo!
Per questa ragione abbiamo ritenuto quella chiusura come una sconfitta per tutti ed un segnale devastante ed è per questa ragione che riteniamo che Cutrò debba essere messo concretamente in condizione di ripensarci e le Istituzioni ai vari livelli debbono poter garantire quanto necessita per la ripartenza dell’Impresa Cutrò.
Abbiamo atteso, invano, per giorni, che si “affollassero” le prese di posizione e di solidarietà, ma – a parte la nostra – abiiamo letto una nota della CONFARTIGIANATO (Organizzazione cui Cutrò aderiva da artigiano), poi solo il silenzio.
A Noi questa non sembra una questione “d’organizzazione”, ma l’occasione perché l’INSIEME DELLE ORGANIZZAZIONI facciano sentire la loro voce INSIEME, a cominciare dalle ASSOCIAZIONI ANTIRACKET.
Per tutte queste ragioni, prima che lo Stato decida di perdere definitivamente la faccia in questo territorio, Noi riteniamo che il Governo Nazionale e quello Regionale debbano rispettare gli impegni assunti e dimostrare, con i fatti, la vicinanza ai Testimoni di Giustizia, a partire dalla loro assunzione nella Pubblica Amministrazione.
Ma non può finire tutto lì, certo occorre prendersi cura di assicurare loro un lavoro, ma prioritariamente occorre assicurare loro il diritto a continuare l’attività di impresa!
Eccellenza,
come già avvenuto nel recente passato, convochi le Associazioni Antiracket, le Istituzioni locali e tutte le Associazioni Imprenditoriali affinché si possa, con una iniziativa pubblica e visibile far sentire la propria vicinanza concreta a persone come Ignazio Cutrò e a tutti quegli Imprenditori che vogliono liberarsi dal dominio mafioso e si individuino concreti strumenti per sostenere la loro volontà di voler continuare ad opera come IMPRESE!
IL SEGRETARIO GENERALE
Massimo Raso












