Penso non sia esagerato definire il nostro come un paese che cade letteralmente a pezzi e ciò non per motivi attribuibili alla sua vecchiaia perché in tal caso si potrebbero addossare le responsabilità all’usura del tempo logorante ogni cosa, bensì per l’opera dell’uomo che in questi tempi pare si diverta, oltre che a violentare la natura, a mettere in piedi infrastrutture così fatiscenti da attentare quotidianamente alla salute pubblica, alla incolumità del cittadino il cui unico torto è quello di trovarsi in un certo momento in un posto che improvvisamente diventi pericoloso per se e per gli altri.
Ci si vuole riferire più specificatamente ai recenti fatti accaduti in varie parti d’Italia dove oramai pare che non esista alcuna sua Regione nella quale non si siano verificati casi di straripamenti di fiumi, smottamenti di terreni, crolli di case ,crepe nelle strade e quant’altro attribuibili non al decorso inesorabile del tempo quanto piuttosto alla leggerezza o all’incuria del’uomo.
Basti pensare in proposito a quello che è successo in questi ultimi tempi nella nostra penisola dove cadute di ponti, arcate di autostrade che crollano, soffitti di scuole appena ristrutturate che cadono sui banchi dei bambini etc pare siano divenuti casi tanto ricorrenti da far indignare sul serio la società civile e che, al contrario, a mio avviso, si limita a fare le proverbiali spallucce come se fatti di tal genere siano fatalmente destinati a verificarsi senza colpa di nessuno.
Stupisce, infatti, che, dopo il gran parlare dei primi giorni dall’accadimento di tali incresciosi quanto deplorevoli avvenimenti, non si alzi la voce di qualcuno per la tutela dei cittadini la cui vita viene messa spesso a repentaglio vuoi perché l’opera non è stata fatta inizialmente nel rispetto delle norme tecniche che dovrebbero essere osservate nelle opere di pubblica utilità vuoi perché chi ha il dovere di controllarne la sicurezza non abbia provveduto tempestivamente o non ha posto in essere gli interventi utili per evitare simili catastrofi.
Non si spiega diversamente, infatti, quanto avvenuto in Sicilia con la caduta del pilone dell’autostrada Palermo- Catania che, anziché di essere monitorato per la bellezza di 10 anni come appreso da fonti di stampa, necessitava di immediate opere capaci di evitare l’evento verificatosi determinando di fatto una divisione in due parti della stessa con gravi ripercussioni sia di carattere economico che di immagine .
Lo stesso può affermarsi per l’analogo caso recentemente verificatosi nella strada che congiunge Agrigento con il capoluogo della Regione laddove si è creata una spaccatura in un suo tratto dopo appena otto giorni dalla apertura così come penso non possano essere sottaciuti tanti altri casi avvenuti nelle strade provinciali dell’isola e che mi sembra inutile in questa sede farne un apposito elenco perché noti a tutti coloro che abbiano buona memoria.
Sono questi casi emblematici, non attribuibili al trascorrere del tempo e/o alle intemperie atmosferiche di questo inverno molto piovoso perché non si spiegherebbero i motivi per cui non siano crollate opere antichissime la cui costruzione risale a tanti secoli fa quando non esisteva il cemento armato e che invece resistono tuttora magnificamente; il che evidenzia in maniera inequivocabile come la nostra Sicilia sia una terra del tutto abbandonata dalle istituzioni sia perché sono mancati gli interventi che avrebbero dovuto essere posti in essere e che non sono stati fatti sia anche perché il più delle volte le persone cui ricadrebbero le relative colpe non vengono perseguite o se ne vengano accertate le responsabilità non scontano alcuna pena perché alla fine tutto viene insabbiato ed ogni cosa stranamente si dissolve come la proverbiale bolla di sapone.
A questo punto c’è da chiedersi cosa debba fare il cittadino costretto a subire sia i danni derivanti da tali sinistri deprecabili che i relativi consequenziali disagi che spesso si protrarranno per anni sia per la difficoltà del reperimento delle relative risorse specie in un periodo di così prolungata crisi economica sia anche per le lungagini burocratiche costituenti purtroppo una delle tante piaghe che affliggono non solo la nostra isola ma l’intero Paese.
Certamente in un sistema democratico non sono auspicabili forme di interventi che non siano rispettose dei principi sanciti nella vigente carta costituzionale ma, a mio avviso, sono auspicabili,però, civili forme di protesta tipo massicce manifestazioni di piazza, lunghi cortei, creazione di appositi comitati per la tutela dei cittadini che subiscono concreti disagi anche di natura economica e quant’altro che possano servire a dare uno scossone a questa forma di quasi menefreghismo delle istituzioni le quali, se sono immancabilmente presenti al verificarsi degli eventi, diventano latitanti subito dopo lasciando in tal modo il cittadino nell’abbandono più assoluto senza il sostegno di chi invece avrebbe il dovere di alleggerirne il peso.
Penso in proposito che soltanto attraverso tali forme di interventi le istituzioni interessate potranno prendere effettiva coscienza dei guai arrecati ai cittadini e che vi potranno porre immediato rimedio mediante l’adozione di provvedimenti idonei a far sì che i guasti vengano rimossi con ogni tempestività e che si ritorni al più presto alla normalità evitando che il tutto, passata l’euforia iniziale, cada nel dimenticatoio, come, ahimè, sinora è accaduto.
Personalmente son convinto che sia venuto il momento di dire basta ad incurie di tal genere e che la società”c.d.civile”,debba fare la voce grossa al fine di assicurare la necessaria tutela nei confronti dei cittadini onesti che, se da un lato sono chiamati a pagare le tasse, hanno tuttavia il diritto di pretendere dallo Stato e dalle istituzioni di fruire di servizi efficienti e duraturi e di non essere trattati come cittadini del terzo mondo abbandonati a se stessi; il chè non dovrebbe accadere mai in un paese veramente democratico che si possa fregiare degnamente di un simile attributo.
S. Curcio

















