Otto milioni di italiani vivono in luoghi a rischio frane. In Sicilia solo la metà dei comuni hanno un piano di protezione civile, e il 70 per cento è a rischio idrogeologico. La manutenzione del territorio, denunciano i geologi, è pressoché assente. In quattordici anni, dal 2000 al 2014 si sono registrati nell’Isola 80 eventi catastrofici.
Prevenire il dissesto idrogeologico costa molto meno che intervenire dopo gli eventi, che vengono definiti “calamità naturali”, ma non lo sono affatto. O meglio, lo sono fino a un certo punto, perché siamo “complici” della calamità, non essendoci preparati ad affrontarla.
I geologi siciliani, per iniziativa del loro ordine, hanno messo – ancora una volta – il dito sulla piaga. Non è la prima volta che lo fanno, invero con risultati modesti, perché da quest’orecchio non sembra sentirci nessuno. Poi, però, ci si sveglia con la Sicilia tagliata a metà da una frana prevedibilissima, che ha fatto accartocciare su se stessi i piloni di un viadotto.
I geologi hanno voluto incontrare i cittadini di Caltavuturo che più di ogni altro soffrono la frana che ha provocato il cedimento dei piloni e la devastazione della rete viaria alternativa. Soffrono, soprattutto, i ritardi negli interventi, e soffrono il rammarico di non essere stati ascoltati. Il comune di Caltavuturo, infatti, ha fatto le divine e umane cose perché si aprissero gli occhi su ciò che stava accadendo, mandando relazioni, indagini, documenti agli enti preposti alla manutenzione del territorio ed alla prevenzione del dissesto idrogeologico, dalla provincia all’Anas, alle autorità regionali competenti. Il comune ha avvertito che il cedimento dei piloni all’altezza di Scillato è un fenomeno che potrebbe ripetersi nei pressi del viadotto disastrato, a causa di altrettante frane.
“Il danno provocato dal dissesto idrogeologico in termini di vite umane e di economia è enorme, “ammonisce il presidente dei geologi di Sicilia, Giuseppe Collura. “Tre miliardi e trecento milioni di danni sono stati causati dall’assenza di un monitoraggio e di interventi di prevenzione”.
Il sindaco di Caltavuturo, Calogero Lanza, avverte: “Oggi le attenzioni sono tutte per l’autostrada, nessuno si occupa del fatto che il mio comune è tagliato fuori, e la confusione regna sovrana…”.
Bisogna voltare pagina, dunque. Rimettere in sesto l’autostrada va bene, creare un passaggio alternativo per diminuire i disagi nel trasporto gommato, è sacrosanto, Ma si tratta di “pannicelli caldi” rispetto all’entità del problema.
SiciliaInformazioni












