Con la norma sui prepensionamenti, inserita nella finanziaria e approvata dall’Ars, il governo calcola che l’anno prossimo potrebbero andare in pensione 1.007 dipendenti della Regione, con la conseguente assunzione di 107 nuovi funzionari con diploma di laurea, come prevede un emendamento votato dal Parlamento. La norma fissa il limite al 10% delle nuove assunzioni, attraverso concorso pubblico, rispetto al numero dei dipendenti andati in quiescenza.
“Mi dimetto se Roma impugna la norma della finanziaria sui prepensionamenti”, ha detto l’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, prendendo la parola in aula e rivolgendosi ai deputati che temono una impugnativa dell’articolo.
Mentre la maratona parlamentare va avanti senza sosta, e anche se in notturna è probabile che qualche blitz possa andare in porto sui fondi all’ex tabella h, in via generale si profila una vittoria schiacciante, non scontata alla vigilia, per l’assessore inviato da Delrio a Palermo per rimettere in sesto i conti della Regione.
Baccei ha incassato il via libera dell’Assemblea siciliana alle norme più importanti, quelle concordate proprio con Roma, contenute nella manovra finanziaria che vale 300 milioni di euro. A cominciare dai tagli al pubblico impiego, con l’armonizzazione del trattamento dei 16 mila dipendenti della Regione a quello degli statali, la riduzione di permessi parentali, sindacali e ferie, mobilità interna, ridefinizione al ribasso delle piante organiche per dirigenti e funzionari.
E’ stato Baccei a condurre, prima in commissione Bilancio e poi in aula, i rapporti con i parlamentari ed è stato lui a stoppare i tentativi, pochi per la verità, di allargare la spesa. Tono pacato ma deciso, Baccei ha ribattuto colpo su colpo alle osservazioni dei deputati, difendendo anche norme, proposte dalla maggioranza, sulle quali non era pienamente d’accordo, come quella sugli stipendi degli amministratori unici delle società partecipate ritenute strategiche, che passano da 50 a 140 mila euro, anche se la stessa norma taglia i Consigli di amministrazione.
Baccei è riuscito a convincere l’Assemblea sulla tenuta della sua manovra, incassando tutto quello che poteva incassare come l’utilizzo dei fondi Fsc per coprire parte del concorso all’equilibrio di finanza pubblica (673 mln) o l’iscrizione in bilancio di 450 milioni nonostante la Regione non abbia ancora chiuso gli accordi formali con il Tesoro e la Cassa depositi e prestiti.
E ha spento sul nascere le fibrillazioni di un gruppo di deputati sullo stralcio di norme di spesa su autolinee, Ipab, reddito minimo e aeroporti minori impegnandosi a varare una manovrina bis, entro luglio, dando copertura. Neppure la fugace presenza in aula del governatore Rosario Crocetta è riuscita a strappargli la scena.
In un clima di sostanziale collaborazione in aula tra maggioranza e opposizioni sulla finanziaria, a vivacizzare l’esame della manovra ci hanno pensato proprio l’assessore all’Economia e il deputato del Pd Antonello Cracolici. I due, in più occasioni, si sono sfidati, ma con toni pacati.
Il duello tecnico-politico è andato in scena soprattutto sulle norme che riguardano i dipendenti della Regione. Se Cracolici è riuscito a far passare l’emendamento ‘sblocca-concorsi’ alla Regione nonostante il piano di riduzione del personale, Baccei ha stoppato un sub-emendamento, a firma Cracolici, che ha bloccato i rinnovi contrattuali dei regionali, col deputato che ha tentato di spiegare in aula il valore politico della norma, anche alla luce dei rapporti tesi tra governo e sindacati, compatti contro le norme della finanziaria.
Infine l’Istituto per l’incremento ippico di Catania non verrà soppresso: in mattinata l’Ars votando alla unanimità stamane un emendamento alla Finanziaria voluto dal centrodestra.


















