“Dal 1985 ad oggi la Sicilia ha perso circa 200 mila posti di lavoro, compresi i sommersi, avremmo bisogno di 2 milioni e 400mila posti di lavoro ma ne abbiamo 1 milione 322 mila e il mercato del lavoro perderà altri 20 mila posti nel 2015 con la disoccupazione che si attesterà al 24,5 per cento e la nostra regione resterà nella crisi, anche se si spera che il percorso di uscita dalla crisi dell’Italia possa in qualche modo trainare anche la Sicilia, anche se riteniamo che nel 2015 il Pil sarà in flessione dello 0,8 per cento”. Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella e docente universitario, ha aperto stamattina le due giornate di analisi e approfondimenti di carattere socio-economico per celebrare i trent’anni di attività della Fondazione “Centro Ricerche Economiche Angelo Curella” alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Nino Caleca, dell’assessore regionale al Turismo Cleo Li Calzi, dell’assessore comunale alle Attività produttive Giovanna Marano, del direttore generale della Banca popolare Sant’Angelo Ines Curella, del direttore della sede di Palermo della Banca d’Italia Antonio Cinque e del Rettore dello Iulm di Milano e dell’Università Kore di Enna Giovanni Puglisi.
Sociologi, economisti, docenti universitari, giornalisti fino a domani, 30 maggio, al Grand Hotel et des Palmes di Palermo, ripercorrono con una serie di tavole rotonde e dibattiti “l’utilità” della Fondazione costituita nel 1985 per l’illuminata volontà di Nicolò Curella, presidente della Popolare Sant’Angelo con l’obiettivo preciso, non di farne il centro studi della Banca, ma di realizzare un istituto che contribuisse ad una migliore conoscenza dei principali fenomeni socio-economici del nostro tempo, con specifica attenzione ai problemi del dualismo economico Nord-Sud ed a quelli dell’economia regionale e alle problematiche del credito.
“La Fondazione Curella – ha osservato l’assessore regionale all’agricoltura Nino Caleca – rappresenta parte della storia siciliana che si ricollega alla politica e fa da stimolo a chi governa. Uno stimolo che amaramente dico non viene accolto. La politica sta precipitando in un baratro. La Fondazione serve per comprendere cosa succede nella nostra Isola. Viviamo una crisi di cui non capiamo la natura. La Regione Siciliana per i prossimi anni dovrà spendere 2 miliardi e 300 milioni di euro che se spesi bene dovrebbero aumentare il Pil – ha aggiunto -. Non ci manca il prodotto non manca la manodopera eppure non riusciamo a svilupparci. Perché la nostra è una crisi che riguarda il capitale umano, non abbiamo soggetti che pensano. Per esempio, ho il problema di capire a chi dover dare questi soldi. Bisogna creare una nuova classe dirigente. La Fondazione c’è lo aveva detto a quale crisi stavamo andando incontro, ma la politica non ha capito la profondità di questa crisi. Proprio per questo motivo, si capisce il fondamentale lavoro che svolge la Fondazione Curella”, ha concluso Caleca.
“La Banca e la Fondazione in questi trent’anni hanno certamente contribuito allo sviluppo economico del territorio in un successo a vicenda, svolgendo un lavoro intenso e importante per la Sicilia”, ha affermato nel suo saluto Ines Curella, direttore generale della Bamca Popolare Sant’Angelo.
“In un Paese disomogeneo come il nostro è fondamentale avere un centro studi come la Fondazione Curella per comprendere l’evoluzione delle nostre regioni – ha sottolineato Antonio Cinque, direttore della Banca d’Italia di Palermo – per capire meglio le politiche monetarie nazionali. L’importanza del ruolo attivo della Curella è fondamentale per tenere vivo il dibattito sulla nostra Regione”.
SiciliaInformazioni


















