Su 4.260 edifici scolastici in Sicilia 2.580 sono in corso di ristrutturazione, 17 sono stati chiusi a causa di calamità naturali. L’Isola vanta l’ennesimo record. Precede il Lazio – 1922 edifici scolastici non ativi su 4.345 – e la Sardegna, 1.615 su 1.941. I dati emergono dalla presentazione dell’anagrafe edilizia da parte del MIUR, il Miiunistero della Pubblica Istruzione. La Ministra Giannini in una conferenza stampa ha dewtto che chiunque può accedere al sito del Miur e conoscere ogni dettaglio, scuola per scuola. Operazione trasparenza, l’ha definita. Uno strumento indispensabile per attivare il piano di interventi per il quale sono stati stanziati, in una prima fase, 340 milioni di euro.
La notizia buona, per Sicilia, Lazio e Sardegna è che la macchina della ricostruzione, ammodernamento messa in sicurezza, interesserà proprio quelle regioni che stanno peggio delle altre. Si piange con un solo occhio, dunque.
Il totale degli edifici scolastici in Italia ammonta a 42.292, 8.450 sono quelli non attivi. Per scattare la fotografia si è dovuto attendere sei regioni, in ritardo rispetto alle altre nell’invio dei dati richiesti, e cioè il Lazio, la Campania, la Sicilia, la Sardegna, la Basilicata ed il Molise. Profondo sud, insomma, ad accezione del Lazio. C’è ancora qualche assenza, mancano ancora dati, ma si conta di recuperare presto l’handicap.
Il patrimonio immobiliare scolastico italiano è aged ma non troppo. Il 55 per cento degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1976, di essi il 70 per cento sono realizzati allo scopo di ospitare l’attività scolastica. Il resto è relativamente “giovane”.
Ci vorranno non meno di quattro anni per realizzare il programma di interventi, ha annunciato il sottosegretario alla pubblica istruzione, Davide Faraone. “Il governo spenderà per la buona scuola 3,5 miliardi di euro, un investimento di fondamentale rilevanza per il Paese”.
Se si procederà speditamente, e questo dipende anche dalle autorità scolastiche locali, la Sicilia potrebbe contare su circa 2500 cantieri di lavoro, e quindi su opportunità occupazionali di qualche rilievo nel settore edilizio, una delle aree di maggiore crisi nell’Isola.
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