Cure dentistiche solo per gli under 14, freno ai test genetici su alcuni esami di laboratorio e sulle prestazioni più costose e “inappropriate”, come la Tac e la risonanza magnetica agli arti e alla colonna: 180 prestazioni, soprattutto di tipo diagnostico, finite in black list, che si dovranno pagare di tasca propria. Se i medici non applicano le nuove regole rischiano una sanzione pecunaria sul loro salario accessorio.
La “lista nera” introduce il principio dell’“appropriatezza”, cioè: le prestazioni specialistiche e riabilitative prescritte dal medico, ma ritenute non necessarie alla cura della patologia, saranno totalmente a carico del paziente. L’elenco dettagliato è contenuto nel decreto che il ministero della Sanità dovrà adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore del Dl sugli Enti locali, appena convertito in legge alla Camera.
Il governo Renzi minimizza. Il ministro alla Sanità Beatrice Lorenzin dice che si tratta solo di “efficientamento” del sistema sanitario. Nei fatti, è una sforbiciata di 10 miliardi in cinque anni sulla salute pubblica: 2,3 miliardi per il 2015 e altrettanti per il 2016 e 2017. Una scure concordata tra lo Stato e i governatori in sede di Conferenza Stato-Regioni. L’unica ad opporsi la Regione Veneto che ha annunciato di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la Legge di Stabilità 2015.
Cosa diversa per la Sicilia, dove la giunta Crocetta sembra allinearsi alle “ricetta” di Renzi, “ispirata all’appropriatezza e alla razionalizzazione della spesa. Quindi nell’interesse dei cittadini: tanto più che i soldi risparmiati verranno investiti in servizi, ricerca e cure”, ha commentato l’assessore regionale alla Sanità Gucciardi. Cosa taglierà il governo regionale è rimandato al trasferimento dei Fondi nazionali destinati alla sanità siciliana. Ma tutto ruota intorno a quel “Patto per la salute” concordato e siglato. Un patto scellerato, sulla pelle dei malati, che in tanti casi si tradurrà in cure insufficienti, in assenza di prescrizioni “appropriate” ; nell’acquisto di farmaci meno innovativi, quindi meno efficaci; o peggio ancora nella scelta di protesi meno care.
Eh sì, tra non molto, l’ammalato dovrà fare i conti con i paletti della “lista nera”.
In generale, la stretta nell’Odontoiatria rappresenta circa il 20 per cento delle 180 prestazioni. Saranno tutelati i minori fino a 14 anni e le persone economicamente disagiate, lasciando alle Regioni il compito di stabilire le soglie di reddito o di Isee;
la spending review sulla Genetica riguarda le prestazioni “molto onerose”; ne sono state tagliate 53 su 180 (il 30 per cento circa). Quelle “appropriate” saranno riservate a specifiche malattie definite in un elenco a parte. Insomma, non sarà più possibile prescrive esami per una generica mappatura del genoma o per la ricerca;
risparmi anche sull’Allergologia e gli esami di laboratorio. Nel primo caso, alcuni vaccini potranno essere prescritti solo dopo una visita specialistica; nel secondo, invece, il provvedimento incide sulle prestazioni di basso costo (il più delle volte già coperto dal paziente non esente dal ticket), che potranno essere prescritte solo sulla base di precise indicazioni cliniche;
per la diagnostica per immagini, il “patto” si concentra su Tac e Rmn degli arti e sulla Rmn della colonna con mezzo di contrasto, per un totale di nove prestazioni;
limiti anche: alla dialisi, le cui “condizioni di erogabilità sono riservate alle metodiche di base (domiciliari e ad assistenza limitata) che risultano appropriate solo per pazienti che non presentano complicanze da intolleranza al trattamento e/o che non necessitano di correzione metabolica intensa. Si tratta di due prestazioni”; e alla medicina nucleare, il cui principio di appropriatezza consente solo quattro prestazioni, solo se di interesse specialistico.
Ricapitolando. Per la salute sarà una batostata, per i Comuni una boccata di ossigeno. La Sicilia incasserà i suoi 500 milioni: 200 come riconoscimento delle mancate entrate Irpef; 100 per l’attribuzione delle quote Irpef alla Sicilia da parte delle imprese che operano e hanno impianti nel territorio; 150 per spalmare in sette anni, invece che tre in 3, il disavanzo maturato a fine 2014; 50 scaturiscono invece da ulteriori efficienze sul bilancio.
BlogSicilia

















